Ogni giorno apro la schiscetta preparata da mia moglie Martina e la recensisco con ironia.
Quello che era nato come un semplice gioco si è trasformato in una pausa pranzo di leggerezza condiviso.

Come una semplice schiscetta è diventata uno dei momenti più attesi della mia giornata
Se un anno fa qualcuno mi avesse detto che sarei stato riconosciuto per strada perché recensisco il pranzo preparato da mia moglie, probabilmente gli avrei risposto con una risata.
E invece è successo davvero.
Oggi mi capita spesso di passeggiare per Policoro e sentirmi dire:
“Ma tu sei quello che mangia il pranzo di tua moglie!”
Oppure:
“Allora… oggi cosa ti ha preparato Martina?”
Ogni volta sorrido. Perché, in fondo, è tutto così assurdo. E forse è proprio questa la magia dei social: a volte non servono effetti speciali, challenge improbabili o video costruiti nei minimi dettagli. A volte basta raccontare la propria quotidianità con sincerità.
Io faccio il camionista
La mia giornata inizia presto. Come tanti camionisti, passo gran parte della giornata in giro per lavoro. Il camion diventa il mio ufficio, la strada il mio ambiente quotidiano e la pausa pranzo rappresenta uno dei pochi momenti in cui riesco davvero a fermarmi.
Non torno a casa per mangiare. Ogni mattina porto con me la schiscetta preparata da Martina.
Per me è sempre stato normale. Perché quando vivi una situazione ogni giorno finisci per considerarla quasi scontata.
Poi un giorno ti rendi conto che quella normalità, vista dagli occhi degli altri, può diventare qualcosa di interessante.
Martina prepara il pranzo. Io porto il sorriso.
Martina non è una chef, non gestisce un ristorante, non cucina piatti da programma televisivo.
Semplicemente prepara il pranzo per suo marito. Lo fa con affetto, cercando ogni giorno qualcosa di diverso.
A volte sono piatti elaborati, altre volte qualcosa di semplice, qualche volta sperimenta, qualche volta va sul sicuro. Ma ogni schiscetta racconta una piccola attenzione.
E io, senza rendermene conto, ho iniziato a raccontare quella storia.
Tutto è nato quasi per caso
L’anno scorso avevo preso una piccola abitudine: facevo una foto al pranzo, la pubblicavo nelle storie di Instagram, scrivevo una descrizione ironica. Fine.
Non c’era un progetto, non c’era un format e non c’era l’idea di costruire un pubblico. Era semplicemente un gioco.
Ricordo ancora alcuni messaggi che ricevevo: “Mi fai morire dalle risate.” “Ormai aspetto la foto del pranzo.”. “Ma tua moglie lo sa che la stai recensendo?”
Era tutto molto spontaneo, ed è proprio per questo che funzionava.
Il momento della svolta
All’inizio di quest’anno mi sono detto: “E se invece di scrivere… iniziassi a raccontarlo?”
Ho preso il telefono, ho registrato un commento vocale in meno di un minuto.
Guardavo il piatto, lo descrivevo, facevo qualche battuta, davo un voto.
Prendevo simpaticamente in giro Martina. E concludevo sempre con quello che ormai è diventato un piccolo marchio di fabbrica:
#lepropostediMartina
Non immaginavo che quella piccola modifica avrebbe cambiato tutto.
Le persone hanno iniziato ad aspettare il pranzo
All’improvviso mi sono accorto di una cosa. Non ero più io a decidere quando pubblicare: erano gli altri ad aspettare il momento.
Arrivavano messaggi: “Oggi niente pranzo?”, “Che fine ha fatto Martina?”, “Sto aspettando la recensione.”
Vi assicuro che è una sensazione stranissima. Perché ti rendi conto che un gesto normalissimo della tua giornata è diventato un appuntamento anche per qualcun altro.
Così è nato “Mangio il pranzo di mia moglie”
A quel punto ho deciso di fare un passo in più. Se le storie funzionavano così bene, perché non creare un vero format? Nasce così “Mangio il pranzo di mia moglie”.
Un reel di massimo tre minuti.Io non recensisco la cucina ma il momento. Esagero apposta, faccio il finto severo, cerco il dettaglio più assurdo, trasformo un semplice piatto di pasta in un evento degno della finale di MasterChef.
È tutto volutamente sopra le righe. Ed è proprio questo il bello.
Il personaggio più amato… è Martina
Molti pensano che il protagonista del format sia io. In realtà il vero personaggio è Martina.
Lei compare poco, eppure è presente in ogni singolo video. La prendo in giro, lei ride. e continua a prepararmi il pranzo. Ed è questa complicità che, secondo me, arriva alle persone.
Perché non è recitata: è semplicemente il nostro modo di essere marito e moglie.
L’autenticità non si può inventare
Viviamo in un periodo in cui sui social sembra che tutto debba essere perfetto, io invece apro un contenitore di plastica dentro un camion, parlo con il telefono in mano, mangio. Fine.
Eppure migliaia di persone guardano quei video. Perché?
Credo che la risposta sia semplice: le persone riconoscono quando qualcosa è autentico, non serve dimostrare una vita perfetta, serve raccontare una vita vera.
I numeri fanno piacere, ma non raccontano tutto
“Ogni giorno mi fai sorridere.”
“Ormai aspetto il video mentre mangio anch’io.”
Ecco.
Questo vale più di qualsiasi statistica.
Dietro un pranzo c’è molto di più
Molti vedono un contenitore con della pasta, io vedo una sveglia che suona presto. Vedo una pausa che diventa un momento di leggerezza, vedo persone che, anche solo per tre minuti, dimenticano i problemi della giornata.
Forse è questo il vero motivo per cui il format funziona. Non parla di cucina ma di relazioni.
Parla di famiglia. Parla di complicità. Parla della bellezza nascosta nelle cose semplici.
Ho imparato una lezione importante
Se c’è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato è che i social non premiano soltanto chi ha le telecamere migliori. Premiano chi riesce a trasmettere qualcosa di vero.
In un mondo pieno di contenuti costruiti, la spontaneità è diventata quasi una rarità. E forse è proprio per questo che viene apprezzata. Io non ho inventato un personaggio.
Non faccio finta di essere qualcun altro. Sono semplicemente Mauro: un camionista e un marito.









