Se hai letto il primo articolo dove ti raccontavo come è nato tutto, sai bene che “Mangio il pranzo di mia moglie” è iniziato quasi per gioco, tra una pausa camion e le sorprese culinarie (e non) di Martina.
Ma quello che era partito come un momento di ironia quotidiana sulla gavetta sta continuando a crescere, e oggi voglio aggiornarti su tutte le novità che sono successe nell’ultimo periodo!
Una sigla ufficiale e un nuovo Logo
Ogni format che si rispetti ha bisogno del suo marchio di fabbrica, e “Mangio il pranzo di mia moglie” non poteva essere da meno!
Negli ultimi tempi ho fatto due passi avanti importanti:
Il Logo ufficiale: che ora identifica subito i video e la rubrica.
La Sigla: una vera e propria colonna sonora che apre le puntate e dà il via all’assaggio del giorno!
Il format sbarca “on the road”: arrivano gli adesivi!
Volevo che il format uscisse dai soli schermi dello smartphone per farsi conoscere anche da chi non lo ha ancora incrociato nei Reels o nei Per Te. Per questo ho fatto stampare gli adesivi ufficiali di “Mangio il pranzo di mia moglie”!
Li sto attaccando in giro e portando con me durante i miei viaggi in camion: un modo simpatico per lasciare un segno e fare incuriosire le persone che mi incontrano lungo la strada.
La community cresce (da Instagram a TikTok)
La soddisfazione più grande resta sempre la vostra risposta. Dal lunedì al venerdì continuo fedelmente a pubblicare il momento dell’apertura del pranzo, commentando con la solita ironia quello che Martina ha preparato.
I numeri e l’affetto continuano a crescere:
La community su Instagram è sempre più attiva e partecipe.
Su TikTok stanno arrivando tanti nuovi utenti che si divertono con le puntate quotidiane.
Ricevere i vostri messaggi, le risate nei commenti e gli apprezzamenti sinceri è la spinta migliore per continuare a divertirmi insieme a voi ogni singolo giorno.
E adesso? Tante nuove idee in cantiere!
Non ho nessuna intenzione di fermarmi qui. Nella mia testa stanno girando nuove idee, rubriche e novità che sto sondando e valutando per i prossimi mesi.
Non voglio spoilerarvi ancora nulla, ma ci saranno sicuramente delle belle sorprese che renderanno il momento del pranzo ancora più divertente!
E tu cosa ne pensi?
Segui già i video quotidiani? Hai un piatto “preferito” tra quelli di Martina o un’idea per i prossimi video? Lascia un commento qui sotto oppure vieni a dirmelo su Instagram o TikTok!
Ogni giorno apro la schiscetta preparata da mia moglie Martina e la recensisco con ironia.
Quello che era nato come un semplice gioco si è trasformato in una pausa pranzo di leggerezza condiviso.
Come una semplice schiscetta è diventata uno dei momenti più attesi della mia giornata
Se un anno fa qualcuno mi avesse detto che sarei stato riconosciuto per strada perché recensisco il pranzo preparato da mia moglie, probabilmente gli avrei risposto con una risata.
E invece è successo davvero.
Oggi mi capita spesso di passeggiare per Policoro e sentirmi dire:
“Ma tu sei quello che mangia il pranzo di tua moglie!”
Oppure:
“Allora… oggi cosa ti ha preparato Martina?”
Ogni volta sorrido. Perché, in fondo, è tutto così assurdo. E forse è proprio questa la magia dei social: a volte non servono effetti speciali, challenge improbabili o video costruiti nei minimi dettagli. A volte basta raccontare la propria quotidianità con sincerità.
Io faccio il camionista
La mia giornata inizia presto. Come tanti camionisti, passo gran parte della giornata in giro per lavoro. Il camion diventa il mio ufficio, la strada il mio ambiente quotidiano e la pausa pranzo rappresenta uno dei pochi momenti in cui riesco davvero a fermarmi.
Non torno a casa per mangiare. Ogni mattina porto con me la schiscetta preparata da Martina.
Per me è sempre stato normale. Perché quando vivi una situazione ogni giorno finisci per considerarla quasi scontata.
Poi un giorno ti rendi conto che quella normalità, vista dagli occhi degli altri, può diventare qualcosa di interessante.
Martina prepara il pranzo. Io porto il sorriso.
Martina non è una chef, non gestisce un ristorante, non cucina piatti da programma televisivo.
Semplicemente prepara il pranzo per suo marito. Lo fa con affetto, cercando ogni giorno qualcosa di diverso.
A volte sono piatti elaborati, altre volte qualcosa di semplice, qualche volta sperimenta, qualche volta va sul sicuro. Ma ogni schiscetta racconta una piccola attenzione.
E io, senza rendermene conto, ho iniziato a raccontare quella storia.
Tutto è nato quasi per caso
L’anno scorso avevo preso una piccola abitudine: facevo una foto al pranzo, la pubblicavo nelle storie di Instagram, scrivevo una descrizione ironica. Fine.
Non c’era un progetto, non c’era un format e non c’era l’idea di costruire un pubblico. Era semplicemente un gioco.
Ricordo ancora alcuni messaggi che ricevevo: “Mi fai morire dalle risate.” “Ormai aspetto la foto del pranzo.”. “Ma tua moglie lo sa che la stai recensendo?”
Era tutto molto spontaneo, ed è proprio per questo che funzionava.
Il momento della svolta
All’inizio di quest’anno mi sono detto: “E se invece di scrivere… iniziassi a raccontarlo?”
Ho preso il telefono, ho registrato un commento vocale in meno di un minuto.
Guardavo il piatto, lo descrivevo, facevo qualche battuta, davo un voto.
Prendevo simpaticamente in giro Martina. E concludevo sempre con quello che ormai è diventato un piccolo marchio di fabbrica:
#lepropostediMartina
Non immaginavo che quella piccola modifica avrebbe cambiato tutto.
Le persone hanno iniziato ad aspettare il pranzo
All’improvviso mi sono accorto di una cosa. Non ero più io a decidere quando pubblicare: erano gli altri ad aspettare il momento.
Arrivavano messaggi: “Oggi niente pranzo?”, “Che fine ha fatto Martina?”, “Sto aspettando la recensione.”
Vi assicuro che è una sensazione stranissima. Perché ti rendi conto che un gesto normalissimo della tua giornata è diventato un appuntamento anche per qualcun altro.
Così è nato “Mangio il pranzo di mia moglie”
A quel punto ho deciso di fare un passo in più. Se le storie funzionavano così bene, perché non creare un vero format? Nasce così “Mangio il pranzo di mia moglie”.
Un reel di massimo tre minuti.Io non recensisco la cucina ma il momento. Esagero apposta, faccio il finto severo, cerco il dettaglio più assurdo, trasformo un semplice piatto di pasta in un evento degno della finale di MasterChef.
È tutto volutamente sopra le righe. Ed è proprio questo il bello.
Il personaggio più amato… è Martina
Molti pensano che il protagonista del format sia io. In realtà il vero personaggio è Martina.
Lei compare poco, eppure è presente in ogni singolo video. La prendo in giro, lei ride. e continua a prepararmi il pranzo. Ed è questa complicità che, secondo me, arriva alle persone.
Perché non è recitata: è semplicemente il nostro modo di essere marito e moglie.
L’autenticità non si può inventare
Viviamo in un periodo in cui sui social sembra che tutto debba essere perfetto, io invece apro un contenitore di plastica dentro un camion, parlo con il telefono in mano, mangio. Fine.
Eppure migliaia di persone guardano quei video. Perché?
Credo che la risposta sia semplice: le persone riconoscono quando qualcosa è autentico, non serve dimostrare una vita perfetta, serve raccontare una vita vera.
I numeri fanno piacere, ma non raccontano tutto
“Ogni giorno mi fai sorridere.”
“Ormai aspetto il video mentre mangio anch’io.”
Ecco.
Questo vale più di qualsiasi statistica.
Dietro un pranzo c’è molto di più
Molti vedono un contenitore con della pasta, io vedo una sveglia che suona presto. Vedo una pausa che diventa un momento di leggerezza, vedo persone che, anche solo per tre minuti, dimenticano i problemi della giornata.
Forse è questo il vero motivo per cui il format funziona. Non parla di cucina ma di relazioni.
Parla di famiglia. Parla di complicità. Parla della bellezza nascosta nelle cose semplici.
Ho imparato una lezione importante
Se c’è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato è che i social non premiano soltanto chi ha le telecamere migliori. Premiano chi riesce a trasmettere qualcosa di vero.
In un mondo pieno di contenuti costruiti, la spontaneità è diventata quasi una rarità. E forse è proprio per questo che viene apprezzata. Io non ho inventato un personaggio.
Non faccio finta di essere qualcun altro. Sono semplicemente Mauro: un camionista e un marito.
Negli ultimi mesi ho iniziato un percorso che, settimana dopo settimana, sta diventando sempre più importante per me: scrivere.
Non semplicemente scrivere per raccontare, ma scrivere per fermare momenti, esperienze, sensazioni. Per dare un senso a ciò che vivo ogni giorno, soprattutto nel lavoro, dove spesso le giornate scorrono veloci e rischiano di assomigliarsi tutte.
È proprio da questa esigenza che nasce “Dal sedile alto”, la mia newsletter su Substack.
Ogni settimana pubblico un nuovo articolo. Non è un semplice diario, ma uno spazio in cui racconto il lavoro da una prospettiva diversa: quella di chi lo vive davvero, ogni giorno, tra cantieri, mezzi, imprevisti e opportunità.
L’ultimo articolo che ho pubblicato racconta una settimana particolare. Una di quelle settimane in cui, all’apparenza, sembra che non succeda nulla — pioggia, cantieri fermi, colleghi a casa — ma in realtà succede molto di più.
Succede che cambiano gli equilibri. Succede che ti ritrovi a fare cose diverse. Succede che capisci meglio il tuo ruolo.
E forse è proprio questo il senso della newsletter: andare oltre la superficie.
Non mi interessa raccontare solo “cosa è successo”, ma cosa significa quello che succede. Perché una settimana di pioggia può diventare una settimana decisiva. Perché un giorno in officina può valere più di dieci in strada. Perché a volte, mentre tutto si ferma, qualcuno va avanti.
Scrivere mi sta aiutando anche a vedere il mio lavoro con occhi diversi. A dargli valore. A costruire un percorso, invece di vivere solo singole giornate.
E soprattutto mi sta aiutando a creare qualcosa che resta.
Se ti interessano storie vere, senza filtri, raccontate da dentro — non da fuori — allora “Dal sedile alto” è il posto giusto.
Ogni settimana, un nuovo articolo. Ogni settimana, un pezzo in più.
maurogadaleta.it: la mia casa digitale dove ogni parola ha un senso
Nel 2019 ho pubblicato il primo contenuto sul mio sito MauroGadaleta.it, non sapendo esattamente dove mi avrebbe portato ma con una certezza: mi piace scrivere. Non era semplicemente il desiderio di raccontare qualcosa, ma la necessità di creare uno spazio vero, autentico e mio — dove i miei pensieri, le mie esperienze e i miei progetti potessero trovare sempre un posto.
Oggi, dopo oltre 99 articoli dedicati al mondo di Flàshati PhotoBooth Matera e molte altre riflessioni sulle mie attività e sulla mia quotidianità, questo sito è diventato più di un semplice blog: è la mia casa digitale, il mio diario aperto al mondo, la testimonianza concreta di una persona che parla di ciò che fa ogni giorno.
Perché ho creato questo blog
Molti pensano che per essere “professionali” servano grandi marchi, investimenti importanti o titoli altisonanti. Io credo invece che la professionalità nasca dalla coerenza, dalla costanza e dal valore che porti con le tue parole.
Ho creato questo sito per:
raccontare ciò che faccio davvero;
fissare ricordi, idee e progetti nel tempo;
condividere esperienze che possano ispirare chi legge;
costruire una presenza online solida, autentica, utile.
Non sono un “grande imprenditore”, ma ho voluto — e voglio — differenziarmi, mostrando con trasparenza chi sono, cosa penso e cosa mi impegno a fare ogni giorno.
La mia regola: pubblicare ogni lunedì
Da tempo mi sono imposto una regola semplice ma significativa: ogni lunedì devo pubblicare qualcosa di nuovo sul mio blog. È un appuntamento che custodisco con cura, perché — nel tempo — ha trasformato un’abitudine in una disciplina, e una disciplina in una comunità di lettori che apprezzano ciò che condivido.
Questa scelta non riguarda numeri o algoritmi, ma relazione: con chi mi segue, con chi si riconosce nei miei racconti, con chi trova valore nei miei contenuti.
La newsletter del sabato
Dal gennaio 2026 ho anche lanciato una newsletter settimanale, in cui ogni sabato porto un nuovo articolo dedicato alla mia vita da autista: esperienze, lezioni apprese e riflessioni reali di una professione spesso raccontata poco o male.
La newsletter non è solo un modo per restare in contatto, ma è un’altra forma di racconto, più diretta, più intima, e ogni settimana costruisce un legame ancora più forte con chi mi legge.
Flàshati PhotoBooth Matera: il progetto nel cuore del blog
Gran parte dei contenuti del mio blog ruotano attorno a Flàshati PhotoBooth Matera — un progetto che ho scelto di raccontare in ogni sua sfumatura. Dalle origini, alle emozioni che genera nei tuoi eventi, fino all’evoluzione con nuovi servizi come QRicordi e Frame Me, il blog diventa anche un archivio prezioso delle idee, delle storie e dei risultati legati alla fotografia e all’intrattenimento visivo.
Questi articoli sono un’opportunità importante: non solo mostrano cosa faccio, ma perché lo faccio, come lo vivo e quanto significato personale e professionale trovano queste esperienze nella mia quotidianità.
Il valore della scrittura
Scrivere non è un esercizio sterile: è un atto di chiarezza, introspezione e coraggio. Ogni parola pubblicata è una parte di me che esce allo scoperto, una traccia che rimane, un’esperienza che viene fissata nel tempo.
Che altri leggano o meno, poco importa. La scrittura per me è un gesto prezioso, capace di trasformare la realtà in senso, di costruire ponti tra le vite e di dare valore a ciò che altrimenti resterebbe sospeso.
Condivisione sui social: un ponte verso il mondo
Oggi un contenuto non basta scriverlo: occorre condividerlo, farlo viaggiare, permettere che le idee raggiungano chi è curioso, chi può imparare, chi può riconoscersi. E allora ogni articolo diventa anche un contenuto da condividere sui social: LinkedIn, Facebook, Instagram o Twitter — un modo per far conoscere la mia voce a chiunque voglia ascoltare.
Per me questo blog è casa
MauroGadaleta.it non è un semplice spazio web: è l’espressione di un percorso, la testimonianza di una vita in movimento, di una mente curiosa e di una penna che non si stanca mai di raccontare.
Qui si celebra il valore delle piccole cose, delle esperienze reali e della scrittura sincera. Ed è un progetto vivo, in continua evoluzione — proprio come la mia storia.
Ciao a tutti, oggi voglio condividere con voi una grande novità: ho lanciato una mia newsletter personale su Iscriviti alla newsletter “Dal sedile alto” (Substack), una nuova avventura che si chiama “Dal sedile alto”.
Non si tratta di un semplice strumento in più, ma di un **modo nuovo e più diretto per raccontarvi la mia vita lavorativa, le mie riflessioni e tutto quello che mi succede durante le settimane, scritto da me, direttamente alla vostra casella email.
Perché una newsletter?
Scrivere è sempre stata una parte importante del mio percorso: qui sul blog, nei video, nelle interviste e nei post su YouTube racconto quello che faccio, vedo e penso. Ma da tempo cercavo un modo per portare contenuti ancora più personali e immediati.
Ecco perché ho scelto di creare una newsletter settimanale.
Perché una newsletter?
Ti permette di ricevere i miei pensieri direttamente nella tua inbox,
Non è legata necessariamente al blog, anche se ne è complementare.
Mi aiuta a allenarmi nella scrittura, con contenuti originali e spontanei.
È un modo per aprire con voi un dialogo più diretto e personale.
Come funziona “Dal sedile alto”
La newsletter si chiama proprio così perché nasce dal sedile del mio camion, da momenti di vita vera: le strade percorse, le vicende quotidiane, le sfide professionali, gli errori, le riflessioni e anche le piccole vittorie.
Ogni sabato pomeriggio pubblico un nuovo articolo in cui:
Racconto qualcosa di accaduto durante la settimana.
Condivido impressioni, idee o pensieri nati sul campo.
Parlo apertamente di esperienze che spesso non arrivano nei video o nei post.
In questo momento la newsletter conta i primi iscritti e sto iniziando a costruire insieme a voi una piccola community di persone curiose e interessate a seguire non solo ciò che faccio, ma come lo vivo giorno per giorno.
Perché ho scelto Substack?
Ho deciso di affidarmi a Substack per diversi motivi:
Permette una scrittura pulita e senza distrazioni, con contenuti consegnati direttamente nella casella email del lettore.
È molto semplice da usare: posso concentrarmi solo sui contenuti.
Offre strumenti base per gestire gli iscritti e capire cosa funziona, senza dovermi preoccupare troppo della parte tecnica.
Substack nasce per rendere la newsletter accessibile a chi ama scrivere, dagli scrittori ai creator, da chi fa blogging da anni a chi vuole raccontare storie di vita e lavoro.
Cosa puoi aspettarti da “Dal sedile alto”
Non solo racconti di strada. Ho deciso di fare di questa newsletter:
Uno spazio di riflessioni settimanali
Un’occasione per condividere strumenti, abitudini e idee
Una traccia del mio percorso evolutivo, professionale e umano.
Per me è un allenamento continuo alla scrittura, uno spazio di espressione senza barriere, dove posso parlare come se fossi lì con te, mentre sorseggiamo un caffè o aspettiamo il carico.
Il valore della connessione diretta
La newsletter è un canale molto più personale rispetto ai social o al blog: – Non è soggetta all’algoritmo. – Arriva direttamente a chi ha deciso di seguirla. – Crea uno spazio più intimo tra chi scrive e chi legge.
Ed è proprio questa connessione umana che voglio valorizzare: non solo informare, ma raggiungere e coinvolgere chi davvero vuole seguirmi con interesse e partecipazione.
Un nuovo capitolo
Questa newsletter rappresenta per me un nuovo capitolo. Non so dove mi porterà, né quanti iscritti arriveranno, ma è una strada che voglio percorrere con entusiasmo, curiosità e autenticità.
In un mondo dove i contenuti sono ovunque, ritrovare uno spazio di pensiero, riflessione e racconto sincero è qualcosa di speciale. Con “Dal sedile alto” voglio portare questo valore nella tua routine settimanale.
Ci sono desideri che covano silenziosi dentro di noi, nascosti tra le pieghe della quotidianità. Per me, uno di questi desideri è sempre stato scrivere. Non per fama, né per riconoscimenti, ma per raccontare la mia vita. Raccontare la mia storia in modo autentico, sincero, senza filtri, senza aspettative se non quella di lasciare una traccia. È un desiderio che, nel 2019, ha cominciato a trasformarsi in un progetto concreto: scrivere un libro autobiografico, e farlo in totale autonomia.
L’inizio di un percorso
Tutto è iniziato in un momento apparentemente ordinario della mia vita. Non stavo vivendo nulla di straordinario, né ero alla ricerca di fama o di riconoscimenti. Eppure, dentro di me, sentivo un bisogno urgente: fissare su carta ciò che ero, ciò che avevo vissuto e ciò che stavo vivendo. All’inizio erano solo appunti, pensieri sparsi, piccole riflessioni che annotavo quando ne avevo l’occasione. Nulla di organizzato, nulla che assomigliasse davvero a un libro. Ma quelle prime parole, scritte quasi per caso, hanno acceso una scintilla.
Scrivere è sempre stato per me un atto di libertà. Un momento in cui posso fermare il tempo, osservare la mia vita dall’esterno e comprendere chi sono, chi ero e chi sto diventando. È un processo che va oltre la semplice trascrizione dei ricordi: è un dialogo con me stesso, un modo per dare senso agli eventi, per elaborare emozioni, per riflettere sulle scelte fatte.
Il desiderio di raccontare la mia vita
La scrittura per me non è mai stata un passatempo. È sempre stata una forma di espressione, una necessità interiore. Volevo raccontare tutto: le piccole gioie quotidiane, le sfide, i momenti di difficoltà, le paure e i dubbi che spesso nascondiamo anche a noi stessi. Non si tratta solo di descrivere episodi, ma di condividere emozioni, riflessioni, sensazioni. La vita non è fatta solo di eventi straordinari: sono proprio i dettagli, i momenti apparentemente insignificanti, che ci definiscono e ci modellano.
Quando ho cominciato a scrivere seriamente, ho capito che il progetto di un libro autobiografico non era qualcosa da improvvisare. Richiedeva impegno, pazienza e costanza. Richiedeva coraggio, perché significa mettersi a nudo, affrontare i propri ricordi e le proprie emozioni senza filtri. Significa accettare che non tutte le parole saranno perfette, che non tutti i ricordi sono piacevoli, ma che ogni esperienza ha valore.
Scrivere giorno dopo giorno
Il processo di scrittura è stato lento e graduale. Non c’è stata una partenza trionfale, ma piccoli passi quotidiani. Ogni giorno dedicavo un po’ di tempo al mio libro: scrivevo una frase, un pensiero, un ricordo. A volte erano pagine dense di riflessioni; altre volte solo brevi note. Ma ogni parola aggiunta era un passo avanti, una tessera in più del mosaico della mia vita.
Scrivere mi ha insegnato a guardarmi dentro, a riflettere sulle mie scelte, a capire i motivi delle mie azioni e delle mie emozioni. È diventato un momento di introspezione, quasi terapeutico. Spesso rileggere quello che avevo scritto mi portava a scoperte inattese: dettagli dimenticati, sentimenti nascosti, collegamenti tra eventi che all’epoca sembravano scollegati.
L’autopubblicazione come scelta naturale
Quando il progetto ha cominciato a prendere forma, è arrivata la domanda: come far leggere il mio libro? Non avevo aspettative nei confronti delle case editrici tradizionali. Sapevo che probabilmente non mi avrebbero considerato, e sinceramente, non era questo il mio obiettivo. Volevo solo che la mia storia fosse disponibile, che chi desiderava potesse leggerla, senza mediazioni o filtri.
La soluzione naturale è stata l’autopubblicazione. Piattaforme online moderne permettono di pubblicare un libro senza dover contattare editori, senza aspettare approvazioni o tempi lunghi. Questa scelta mi ha dato una libertà incredibile: potevo controllare tutto, dal contenuto alla grafica, dalla struttura alla promozione. È stata una sfida nuova, certo, ma anche una soddisfazione enorme vedere il mio libro prendere forma e diventare “reale”, tangibile, pronto per essere letto.
La scrittura come atto di coraggio
Raccontare la propria vita richiede coraggio. Non parlo di coraggio fisico o eclatante, ma del coraggio di guardarsi dentro, di affrontare ricordi dolorosi, di riconoscere errori e fragilità. È un atto di onestà con se stessi e con chi leggerà. La mia ambizione non è diventare famoso o guadagnare riconoscimenti, ma condividere la mia storia in modo autentico.
Ogni capitolo del mio libro rappresenta un pezzo del mio percorso. Racconta emozioni, riflessioni, scelte, cadute e piccole vittorie. Racconta ciò che mi ha formato, ciò che mi ha fatto crescere, ciò che mi ha permesso di diventare chi sono oggi. Scrivere è un modo per dare senso al passato, per comprendere il presente e per progettare il futuro.
Consigli per chi vuole scrivere
Se senti anche tu il desiderio di scrivere, di raccontare la tua storia, ecco alcuni consigli che ho imparato lungo il mio percorso:
Scrivi senza aspettative: Non importa se nessuno leggerà mai il tuo libro. Scrivi prima di tutto per te stesso.
Dedica tempo ogni giorno: Anche pochi minuti accumulano molto materiale nel tempo. La costanza è fondamentale.
Sii sincero: Non censurare le emozioni o gli episodi dolorosi. La verità è ciò che rende il racconto autentico.
Organizza i ricordi: Creare un filo logico tra eventi, anche se la vita è caotica, aiuta a strutturare la narrazione.
Scegli la forma di pubblicazione che ti permette libertà: L’autopubblicazione permette di controllare tutto senza compromessi.
Accetta che sia un percorso lungo: Scrivere un libro richiede pazienza, riflessione e dedizione. Non arrenderti.
La scrittura come viaggio interiore
Scrivere il mio libro è diventato più di un progetto: è un viaggio dentro di me. Ogni pagina scritta è un passo verso la comprensione di chi sono, delle mie emozioni e delle mie scelte. Ogni capitolo completato mi dà la sensazione di costruire un ponte tra passato, presente e futuro. È un viaggio intimo, personale, ma aperto a chiunque voglia leggere.
Non so dove questo percorso mi porterà, né quante pagine finirò per scrivere. Non so se il mio libro avrà lettori numerosi o se resterà un piccolo progetto personale. Ma so che ogni parola scritta ha già un valore immenso: quello di dare voce alla mia vita, di raccontare la mia storia, di lasciare una traccia di chi sono.
La bellezza della scrittura
Ciò che amo della scrittura è che ti permette di fermare il tempo. Ti permette di osservare la vita con occhi nuovi, di comprendere le sfumature, di dare significato a ciò che spesso passa inosservato. Ogni ricordo, ogni esperienza, ogni emozione diventa materia viva sulla pagina. La scrittura è un atto creativo, ma anche un atto di introspezione. Ti insegna ad ascoltarti, a riflettere e a crescere.
Il messaggio finale
Se c’è un messaggio che voglio lasciare a chi legge questo articolo, è questo: non smettete mai di raccontare la vostra storia. Ogni vita ha valore. Ogni esperienza merita di essere condivisa. Scrivere è un atto di coraggio, di libertà e di amore verso se stessi. Non importa se nessuno leggerà mai il vostro libro. Ciò che conta è che esista, che sia stato scritto, che la vostra voce sia stata espressa.
Io ho iniziato nel 2019, con piccoli appunti sparsi e riflessioni quotidiane. E continuo ancora oggi, capitolo dopo capitolo, parola dopo parola. Perché raccontare la propria vita non è solo un progetto editoriale: è un viaggio, una scoperta, un atto di coraggio e di libertà che vale ogni parola scritta.
Policoro inaugura una nuova avventura sportiva, questa volta tutta dedicata al calcio… ma in versione virtuale. È infatti ufficialmente partito il 1° Torneo di Fantacalcio di Policoro, intitolato “Fanta Magna Grecia”, che vedrà dieci giovani appassionati sfidarsi settimana dopo settimana a colpi di gol, assist e bonus.
Dopo la consueta asta iniziale, svolta interamente online, i partecipanti hanno costruito le proprie rose e si preparano ora a vivere un campionato parallelo a quello reale di Serie A, dove ogni scelta potrà risultare decisiva.
Le squadre partecipanti
Sono dieci le formazioni che compongono la griglia di partenza di questo primo torneo:
MauroHouse, gestita da Mauro Gadaleta
FC Moonriver, gestita da Gaetano Pasquale Falciglia
Ocio ar Mocho, gestita da Marcello Bruno
Herakleia Ice Team, gestita da Carlo Ruben Stigliano
PanettaFabrizio, gestita da Fabrizio Panetta
Kung Fu Pandev, gestita da Salvatore D’Orazio
Al-Ultm, gestita da Marco Laviola
Manonrompereilcazzo, gestita da Walter Parziale
Marco 2017, gestita da Luigi Montano
Longobarda, gestita da Nino Santeramo
Un mix di fantasia e ironia nei nomi delle squadre, che già promette sfottò e rivalità accese lungo l’intera stagione.
La formula del torneo
Ciascun concorrente ha versato una quota di partecipazione che andrà a costituire il montepremi finale. Al termine del campionato saranno premiati tre vincitori, coloro che meglio avranno saputo combinare competenza calcistica, capacità di analisi e, perché no, anche un pizzico di fortuna.
Il regolamento segue le dinamiche classiche del Fantacalcio: formazioni schierate ogni settimana, punteggi legati alle prestazioni reali dei calciatori e un calendario che accompagnerà i protagonisti lungo tutto l’arco della Serie A.
Un progetto destinato a crescere
È vero che non solo a Policoro, ma in ogni città e in ogni stagione calcistica, nascono e resistono da sempre i tornei di Fantacalcio tra amici. Tuttavia, il “Fanta Magna Grecia” punta a diventare qualcosa di più: un torneo capace di accumulare, unire e coinvolgere tutti gli appassionati di questo gioco, andando oltre i classici gruppi ristretti e aprendo la strada a una competizione cittadina più ampia e organizzata.
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori e dai partecipanti è quello di replicare e ampliare il torneo già dal prossimo anno, magari con un numero più elevato di concorrenti e con un’organizzazione ancora più strutturata.
Una sfida tutta da vivere
Con dieci squadre ai nastri di partenza, il “Fanta Magna Grecia” si appresta dunque a diventare un appuntamento fisso nel panorama delle iniziative sportive e ricreative di Policoro. Sarà una stagione lunga e appassionante, fatta di rivalità, colpi di scena e tanto divertimento.
È solo l’inizio, ma la sensazione diffusa è che il torneo abbia tutte le carte in regola per crescere e diventare, anno dopo anno, un vero punto di riferimento per gli amanti del Fantacalcio.
In occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, celebrata ogni anno il 14 giugno, l’AVIS di Policoro ha voluto rendere omaggio a tutti coloro che, con un gesto semplice e generoso, contribuiscono a salvare vite. Lo ha fatto organizzando, per il secondo anno consecutivo, un evento che unisce salute, socialità e consapevolezza: la 2ª Camminata del Dono.
Un appuntamento condiviso, come l’anno scorso, con l’associazione ANFFAS di Policoro e il suo Presidente Giuseppe Tataranno. La 2ª Camminata del Dono è stato un evento atteso e partecipato, che ha richiamato numerosi cittadini, donatori abituali, simpatizzanti e semplici curiosi, uniti dal desiderio di condividere un momento simbolico ma concreto dedicato al valore del dono del sangue.
Un cammino per il bene comune
L’evento ha preso il via nel pomeriggio di sabato 14 giugno. Alle ore 18.00, i partecipanti si sono radunati in un clima sereno e festoso, pronti a dare il via alla camminata ludico-motoria che ha preso il via mezz’ora dopo, alle 18.30. Il percorso, pensato per essere accessibile a tutti, si è svolto lungo il lungomare di Policoro: l’istruttrice Rossella Violente ha coordinato tutti i partecipanti a “seguirla” attraverso la sua silent passeggiata.
La camminata non è stata solo un momento sportivo, ma anche un’occasione per riflettere sul significato profondo del dono. Camminare insieme ha assunto il valore di un gesto simbolico, in cui ogni passo rappresentava una goccia di speranza, un contributo concreto alla promozione della cultura della donazione.
Festa, fotografia e gratitudine
Una volta terminato il percorso, i partecipanti si sono ritrovati presso il locale Tunnel Beach, dove li attendeva una piacevole sorpresa. Il PhotoBooth Flàshati di Matera era lì ad accogliere tutti con la possibilità di farsi scattare una foto ricordo, stampata in tempo reale: un modo simpatico e originale per fissare nella memoria una giornata all’insegna della solidarietà.
A completare il clima conviviale, un gustoso aperitivo ha permesso a tutti di rilassarsi e socializzare. Un brindisi simbolico per ringraziare chi ha partecipato, chi dona regolarmente, e chi si è avvicinato per la prima volta a questo mondo.
Un’iniziativa che cresce
Il successo della Camminata del Dono conferma quanto queste iniziative siano importanti per coinvolgere la comunità e trasmettere messaggi fondamentali. A fine evento, L’AVIS di Policoro, ha voluto lanciare un messaggio forte contro la guerra in Palestina e contro tutte le battaglie nel mondo. L’AVIS Policoro con impegno e dedizione, continua a svolgere un ruolo cruciale nel promuovere la donazione del sangue come atto di civiltà e responsabilità sociale.
In un momento storico in cui le scorte di sangue non sono sempre garantite, eventi come questo assumono un valore ancora più rilevante. Non si tratta solo di camminare insieme, ma di farlo per una causa che riguarda tutti.
Grazie a tutti
L’AVIS di Policoro ringrazia di cuore i volontari, i partecipanti, i partner e le realtà che hanno contribuito alla buona riuscita dell’evento. Un ringraziamento speciale va ai donatori: autentici protagonisti silenziosi che, con la loro generosità, fanno ogni giorno la differenza.
L’appuntamento, ora, è al prossimo anno, con la terza edizione della Camminata del Dono. Ma l’invito a donare è aperto tutto l’anno. Perché ogni giorno può essere la giornata giusta per fare un gesto che salva una vita.
Ogni mattina, quando il cielo è ancora grigio e le strade deserte, dopo aver parcheggiato la mia auto, prendo la mia borsa nera, le chiavi del mio camion: ci salgo e lo accendo per farlo riscaldare dalla fredda nottata.
Il motore brontola piano mentre mi sistemo sul sedile; compilo un foglio per segnare i chilometri iniziali: a fine giornata, sullo stesso foglio, segnerò i chilometri percorsi, i luoghi visitati e i lavori svolti, apportandoci la mia firma. Rapportino giornaliero che consegnerò all’ufficio logistico.
Sistemo la mia borsa nera sul sedile del passeggero: è una borsa di tela rinforzata, robusta, acquistata su internet. Ha uno scompartimento centrale capiente e altri scompartimenti laterali per custodire tutto ciò che serve per affrontare la giornata.
Perfetto, questo è un incipit davvero evocativo! Posso aiutarti a proseguire il testo nello stesso stile narrativo. Ecco la continuazione coerente con quel tono:
La apro solo più tardi, quando il camion è fermo e la terra sotto le ruote è diventata fango, ghiaia o polvere, a seconda della stagione. All’interno, tutto ha un suo posto, come in una piccola casa che si smonta e si ricompone ogni giorno.
Quando arriva la pausa pranzo, non c’è ristorante, né bar: c’è la cabina del camion, il gradino del cassone o, se va bene, una panca di legno sotto un albero. Dentro la borsa nera trova posto la borsa termica che al suo interno contiene: un panino, una pezzo di focaccia o una “proposta di mia moglie”, un frutto, qualche snack salato e una bottiglia d’acqua, due, sopratutto d’estate.
C’è il panino, preparato con cura la sera prima, avvolto nella carta stagnola. A volte salame e formaggio, altre volte prosciutto e insalata. Altri giorni c’è un spicchio di focaccia, magari diversa dalla solita margherita oppure un contenitore con del cibo pronto preparato la sera prima da mia moglie. Cibo semplice, concreto per “resistere” fino alla cena.
Ma la borsa nera non è solo per il pranzo. E’ una cassetta degli attrezzi personale, pensata per ogni imprevisto. Dentro ci sono i guanti di riserva, quelli che non si usano se non in caso d’emergenza. Una torcia con la lente leggermente graffiata, utile all’alba e nel crepuscolo, quando la luce non basta. Un giacca impermeabile per gli imprevisti metereologici.
Un piccolo coltello da utilizzare per. tagliare nastri o materiale da lavoro. e uno più piccolo che utilizzo per il cibo. Un power bank, ormai inseparabile. Il telefono è il suo ponte con il mondo: avere. la batteria scarica è impensabile.
La borsa nera è più di un oggetto. È una parte di me. Conosce la sua routine, i suoi bisogni, i suoi silenzi. Ogni mattina si chiude con un gesto secco e si riapre solo quando il lavoro lo permette. È una compagna silenziosa, una testimone delle giornate, dei momenti rubati al caos.
La mia borsa nera, oltre a contenere panini, torce e guanti, nasconde anche un cuore tecnologico. Negli ultimi anni, è diventata non solo la compagna di lavoro, ma anche la valigia degli attrezzi digitali. Oltre a guidare camion, posare bitume e trasportare inerti, ho un’altra passione: raccontare quello che faccio e condividere esperienze.
Tra un carico e uno scarico, nei momenti di pausa o in quegli attimi sospesi in cui il cantiere tace, apro lo scomparto imbottito della mia borsa nera e tiro fuori il mio piccolo arsenale formato da:
Un tablet robusto, spesso ancora sporco di polvere, con la cover rigida e lo schermo segnato da dita callose. Serve per ascoltare Audible con i suoi libri digitali o podcast: compagni di viaggio nelle lunghe tratte.
Una GoPro, piccola ma potentissima, che si attacca al cruscotto, o dove mi piace posizionarla. Lei cattura inquadrature più vere da angolazioni particolari. Ogni tanto la utilizzo al posto del cellulare per creare video inquadrandomi in viso.
Un microfono a clip, perché la voce non deve perdersi tra i rombi dei mezzi.
Un paio di cuffie Bluetooth per poter parlare al telefono senza staccare le mani dal volante e distrarmi.
Un luce a led da utilizzare con il cellulare o la GoPro per fare luce in ambienti bui.
Una minuscola telecamera da utilizzare senza mani e da posizionare sul corpo per riprendere momenti salienti e da condividere.
Il porta cellulare con ventosa per poterlo posizionare sul vetro.
Un registratore portatile per registrare i miei pensieri, aneddoti, storie o intervistare velocemente un collega.
E ovviamente, il cellulare, sempre in tasca, sempre carico (o collegato al power bank), che diventa telecamera, regia, editor e pubblicatore.
Ho imparato a usare la tecnologia come un altro attrezzo del mestiere, con la manualità iniziata fin dall’inizi della mia carriera da camionista. Ogni video caricato sul mio canale YouTube è un frammento di vita vera: niente filtri, niente copioni. Solo camion, lavoro e un pizzico di ironia.
Quando si lavora tra la terra e l’asfalto, nelle cave o tra la finitrice o la fesatrice, tra la pala o l’escavatore, servono forza, attenzione e pazienza. Ma serve anche un punto fermo, qualcosa che resta uguale ogni giorno.
La borsa del camionista è questo: una piccola casa in movimento, cucita di abitudini e necessità, pronta a seguire il suo padrone ovunque, sotto la pioggia, nel fango o al sole.
Negli ultimi tempi, ho scoperto un nuovo interesse che sta prendendo sempre più spazio nella vita di tutti: i droni.
Questo affascinante mondo tecnologico mi ha conquistato per le sue infinite possibilità e per il suo impatto in diversi settori. Con l’innovazione in continua evoluzione e le opportunità di business emergenti, ho deciso di approfondire questa passione e valutare come trasformarla in un’attività concreta.
La versatilità dei droni è incredibile. Esplorando le loro applicazioni, ho scoperto quanto possano essere utili in ambiti come:
Fotografia e videografia aerea: la possibilità di catturare immagini spettacolari da prospettive uniche.
Esplorazione e monitoraggio: ispezioni di territori difficilmente accessibili e monitoraggio ambientale.
Innovazione e tecnologia: l’uso dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie applicate ai droni.
Un mercato in crescita esponenziale
Secondo recenti studi, il mercato globale dei droni crescerà di oltre il 15% annuo nei prossimi anni. Questo è dovuto all’aumento della domanda in settori come:
Agricoltura di precisione: monitoraggio delle colture, analisi del terreno e ottimizzazione delle risorse.
Edilizia e infrastrutture: ispezione di cantieri, rilievi topografici e monitoraggio strutturale.
Sicurezza e sorveglianza: controllo di aree sensibili, eventi e infrastrutture critiche.
Consegne e logistica: sperimentazioni avanzate per la consegna rapida di merci e prodotti sanitari.
Il mio percorso nel mondo dei droni
Per essere “idoneo” ho acquisito le due abilitazioni necessarie a pilotare un drone in modo professionale. A giorni inizierò un corso “Da zero a dronista” che mi farà comprendere ulteriori conoscenze e potrò addentrarmi ancor più in questo nuovo mondo.
Gli obiettivi sono:
Approfondire la conoscenza: voglio studiare e acquisire certificazioni per operare in modo professionale.
Acquistare il primo drone professionale: esplorare le diverse opzioni per trovare quello più adatto alle mie esigenze.
Testare e sperimentare: iniziare con piccoli progetti per acquisire esperienza sul campo.
Valutare opportunità di business: analizzare i settori in cui potrei avviare un’attività legata ai droni.
Questo viaggio è appena iniziato, ma sono entusiasta di esplorare le potenzialità di questa tecnologia e vedere dove potrà portarmi.