Flàshati Matera

Quella volta in cui non mi è andata bene e ho fallito completamente

“Bè Mauro, tutto molto bello questo photo booth, tante cose belle che racconti, tanto divertimento che producono le tue foto stampate. Ok, abbiamo capito!

Ma non ti è mai successo un imprevisto? Non ti è mai capitata qualche situazione spiacevole?”

Ovvio che non è andato sempre bene! E’ naturale che siano capitati dei piccoli imprevisti. Non sempre sono tutte rose e fiori.

Quindi mi sembra anche giusto parlare e raccontarti di quella giornata tragica che mi è capitata il 24 agosto 2019.

E’ risaputo affermare che in ogni situazione, dal punto di vista lavorativo, succedano cose belle e cose brutte.

Quando si lavora, si spera sempre che vada tutto alla grande in ogni evento, ma la vita ti riserva sempre delle spiacevoli situazioni e tu devi essere bravo a superarle e ad andare avanti per la strada intrapresa.

Il fallimento fa parte della vita, fallire non è una brutta cosa secondo me. L’importante nella vita è saper comunque cogliere degli insegnamenti anche da un evento spiacevole ed essere positivo. Sempre.

In questo blog mi piace raccontarti di come il mio servizio di photo booth possa essere uno strumento che è in grado di rendere il tuo matrimonio, o qualsiasi altro evento, più divertente.

La mia priorità è farti capire come il mio photo booth possa rendere il tuo evento indimenticabile per il fatto che la foto è stampata e ti rimane un segno “materiale” e duraturo della tua festa.

Finora non ti ho mai raccontato gli aspetti negativi che mi sono successi. Ti assicuro che sono successi, e continueranno a succedere.

E’ raro che non mi capiti qualche imprevisto in una giornata lavorativa, sinceramente.

Gli imprevisti a cui mi riferisco sono di piccola entità che possono capitare prima, durante o dopo l’evento. Sono comunque situazioni tranquillamente gestibili dal sottoscritto al momento stesso che si verificano.

Solo se non fai nulla nella vita non ti succederà nulla di spiacevole.

Quello che però ti voglio raccontare in questo articolo è un imprevisto più grande di quelli abituali, che addirittura non mi ha permesso nemmeno di iniziare a lavorare nel matrimonio.

Il giorno incriminato è il 24 agosto del 2019, ed è un sabato.

Mesi prima di agosto, sarà stato aprile o maggio, il collega Luigi di Flàshati PhotoBooth Salento mi aveva trovato un evento da fare a Lecce, si trattava di un matrimonio.

Quando mi ha chiesto se ero disponibile il 24 agosto, gli avevo detto di si perché non avevo nessun impegno in agenda per quel giorno. Essendo un sabato ed essendo un matrimonio serale a Lecce, Luigi mi propone di rimanere a dormire a casa sua dopo l’evento e poi ritornare a Policoro la domenica mattina con tutta calma.

Gli avevo detto di si, ma ovviamente avrei fatto l’evento da solo perché Martina (mia moglie per chi ancora non la conoscesse) non sarebbe potuta venire con me in quanto non sapevamo dove lasciare nostro figlio Luigi, e di certo non potevamo portarcelo assieme.

Qualche settimana dopo l’impegno preso con Luigi, ricevo la chiamata da parte di un fotografo di Capurso. Mi contatta e mi dice che vuole fare una sorpresa a una sua parente (non ricordo che grado di parentela aveva con la sposa!) il giorno del suo matrimonio che era sabato 24 agosto a Palombaio (BA) in una sala ricevimenti, Villa Siragusa.

In un primo momento rimango spiazzato e, come è successo in altre occasioni, gli dico che lo richiamerò perché, essendo già impegnato, dovevo prima capire se era possibile e se riuscivo a poter conciliare il doppio impegno.

Come spesso capita, ed era appunto successo anche per il 24 agosto, un giorno sei libero senza nessun impegno lavorativo, il giorno dopo hai due richieste, se non tre (come raccontato nell’articolo scritto il 20 dicembre 2019).

Non perdere l’impegno ma evitare di fare una brutta figura. Questo è il principio di fondo che tengo in considerazione quando mi capitano giornate con più di un evento.

Penso dopo che ho chiuso la telefonata con il fotografo: il matrimonio a Lecce è di sera, la richiesta del fotografo è a pranzo, si può almeno valutare la fattibilità della doppietta.

Mi informo da Luigi a che ora devo iniziare a Lecce il servizio di photo booth, dopodiché, attraverso Google Maps, verifico la distanza da Palombaio a Lecce e il tempo necessario per arrivarci con l’auto.

Valutato il tutto senza incorrere in problemi logistici e arrivo alla conclusione che il doppio impegno si può fare ma devo dare un’orario specifico al fotografo che mi ha contattato.

Chiamo il fotografo, stabilisco un orario per la parentesi del photo booth, in modo tale che poi ho la possibilità di smontare, caricare l’auto e recarmi a Lecce per l’appuntamento serale; al fotografo va bene, quindi il doppio impegno è confermato.

Passano alcune settimane e mi contatta una ragazza: Antonella di Tricario. Lei si sposerà con Alessandro il 24 agosto a Tenuta La Cavallerizza a Gravina in Puglia.

Ha visto la mia pagina su Facebook: vuole far divertire i suoi amici e parenti e vuole regalare loro la nostra foto stampata per permettere di portarsi a casa un ricordo del suo matrimonio. E mi chiede la mia disponibilità (!).

La situazione non è fattibile ovviamente: non posso aggiungere questo terzo impegno per problemi logistici ovviamente. Seppur la “tripletta” l’ho già sperimentata qualche settimana prima, in questo caso la distanza delle location non me lo permetterebbe.

Se avessi un elicottero ci potevo pure pensare ma per il momento l’acquisto dell’elicottero non è nei miei programmi.

Devo per forza rinunciare all’impegno di Antonella, seppur mi dispiace molto dato che è della mia zona.

Rifletto un attimo: ho dato l’ok a Luigi mesi prima per il matrimonio a Lecce perché quando me lo ha proposto non avevo nessun impegno. Ora mi ritrovo con due lavori che posso fare, nella mia zona, con l’aiuto di Martina e senza dover recarmi a Lecce e fare un sacco di km.

Preferirei ovviamente rinunciare all’impegno di Luigi, seppur il collega-socio-fratello di Flàshati PhotoBooth Salento mi tiene sempre in considerazione e non era la prima volta che mi dava un impegno lavorativo. Ma, per i motivi di cui sopra, preferisco fare i due impegni a Palombaio e Gravina in Puglia.

La scelta non è era facile ma una scelta comunque la dovevo pur fare.

Consapevole della difficoltà che creerò a Luigi, gliel’ho comunico.

Luigi acconsente alla mia scelta, capisce i miei motivi e si organizza per fare lui stesso, senza grandi sconvolgimenti, il doppio impegno il 24 Agosto nella sua zona.

Dopo aver confermato ad Antonella della mia disponibilità, mi da subito le impostazioni per il layout da progettare al grafico. Gli avevo comunicato gli orari per la parentesi del photo booth al suo matrimonio e gli era andata bene.

Qualche giorno prima del 24 Agosto mi preparo per la “doppietta”: sono sempre ansioso che ci possa essere qualche problema ma è un “mio difetto” perché voglio che vada tutto perfettamente bene.

Quindi ricapitolando la giornata del 24 agosto l’avevo progettata cosi:

  • dalle ore 14:00 alle ore 17:00 svolgerò l’impegno a Palombaio presso Villa La Siragusa per il matrimonio di Emanuela e Nico,
  • dalle ore 18:00 alle ore 21:00 svolgerò l’impegno a Gravina in Puglia presso La Cavallerizza per il matrimonio di Antonella e Alessandro.

Da Palombaio a Gravina in Puglia ci vogliono 45 minuti secondo Google Maps, quindi dovrei, assieme a Martina, fare velocemente lo smontaggio e il caricamento in auto per poi recarci a Gravina in Puglia.

Per evitare che per il matrimonio di Antonella e Alessandro finivamo troppo tardi, come orario, evito di posticipare le ore 18:00 per l’inizio, così “rischio volutamente”.

La domenica del 24 agosto, alle 11:30 io e Martina partiamo da Policoro, direzione Palombaio. Ci vuole 1 ora e 30 minuti circa per arrivare a destinazione presso la sala ricevimenti Villa La Siragusa.

Alle ore 13:10 siamo a Palombaio, il tempo di parcheggiare, scaricare il materiale, montare il totem nell’angolo del giardino, in precedenza stabilito dal direttore della sala ricevimenti, e alle 13:45 siamo pronti per iniziare.

Faccio una prova per vedere se il totem stampa le due copie ed è tutto ok.

Le nostre tre ore per il matrimonio di Emanuela e Nico sono nella parentesi degli antipasti, all’esterno della struttura, prima che poi tutta la festa si svolga all’interno della sala.

Alle 14:00 gli sposi non sono ancora arrivati, ma tardano di soli 15 minuti e così alle 14:15 gli inviati iniziano il buffet degli aperitivi.

Il fattore positivo è che noi siamo posizionati vicino ad una piscina ben visibili da tutti gli invitati che stanno gustando gli aperitivi.

Come spesso capita, la gente passa accanto alla nostra macchina, ma non comprende bene a cosa serva. Sono tutti un po’ timorosi e titubanti a provare il photo booth. Seppur il sottoscritto inviti i più giovani a farsi la foto, alle 14:30 non abbiamo ancora stampato una foto.

Ma è tutto normale: appena ci sarà il primo che verrà, si posizionerà davanti all’obiettivo con i nostri oggetti, riceverà la stampa della foto scattata e poi tutti gli invitati si accoderanno e inizierà il bordello!

E’ una situazione già sperimentata in tante situazioni.

Nel frattempo ho il piacere di conoscere il fotografo che mi aveva contattato e da cui ho preso l’impegno. Scambiamo due chiacchiere e conosco anche sua moglie. Ci rassicura che inviterà a momenti gli sposi stessi a provare il mio servizio in modo tale che siano loro a dare il via al divertimento stampato.

Non sono loro che danno il via ma un gruppo di amici, i più “coraggiosi”, che vedendoci si avvicinano e vogliono provare il nostro photo booth. Si può iniziare finalmente.

Ma purtroppo succede qualcosa di spiacevole.

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I ragazzi scelgono i gadget che vogliono indossare, si posizionano davanti all’obiettivo e attendono il mio via. Avvio il tablet e gli chiedo di guardarsi nel monitor per vedersi prima dello scatto, gli dico di rimanere fermi anche dopo lo zero del countdown.

Ma mi accorgo che qualcosa non va come deve andare!

Il touch del tablet non risponde in modo istintivo ai miei comandi, il nostro programma di Flàshati che ci permette di svolgere il nostro servizio, va molto a rilento. Ma la cosa più assurda che scopro è che se premo in un punto dello schermo con il dito, il touch compare da un’altra parte.

Inizio a tremare, ma nel vero senso della parola. E non sto scherzando.

Il gruppo degli amici intanto è fermo in posa ad aspettare che io dia il via al countdown per farsi la foto e ricevere la stampa. Aspetteranno invano purtroppo!

Per prendere un pò di tempo, gli dico di attendere un pochino perché la macchina sta facendo i capricci.

Intanto mi posiziono direttamente davanti al monitor, cerco di stare calmo davanti allo schermo e riprovare a risolvere il problema che non mi era mai successo prima.

Ma nulla. Anzi, la situazione peggiora.

Le provo tutte:

  • cerco di capire dove digitare con il dito per far si che il touch funzioni, che possa dare l’ok per la stampa,
  • chiedo aiuto a Martina che si avvicina per far provare a lei con il suo dito a premere sullo schermo,
  • tento di togliere la gomma che proteggeva il tablet dal pannello di legno frontale, perché pensavo che modificasse il contatto tra il mio dito e lo schermo,
  • cerco di allentare le viti di supporto che all’interno della scatola teneva in posizione ferma il tablet.

Non funziona nessun tentativo.

Intanto inizio a bestemmiare, prima sottovoce poi davanti a Martina. Mi agitavo, mi preoccupavo. Alla fine la gente, spazientita, va via perché stanca di aspettare la foto e la stampa che tanto voleva.

Nel frattempo si avvicina il fotografo, il quale mi chiede cosa era successo e come mai non avevo iniziato il servizio, visto che tanta gente si era avvicinata per iniziare a farsi le foto ma nessuna aveva ancora la stampa.

A malincuore gli spiego la situazione spiacevole che ci era capitato e che cercheremo di risolvere quanto prima pur di iniziare il servizio di photo booth al matrimonio di Emanuela e Nico.

Nel frattempo il buffet degli antipasti era terminato e tutta la gente si era accomodata all’interno della sala per proseguire la festa.

Io e Martina siamo soli all’esterno, disperati. Non sappiamo cosa fare. Lo schermo del tablet è ingestibile, il touch non risponde ai comandi che gli vengono dati.

A questo punto contatto Salvo Di Guardia (il titolare di Flàshati PhotoBooth) per spiegarli il problema. Il suo cellulare è irraggiungibile. Gli mando dei messaggi sia su Whatsapp sia su Telegram ma non posso attendere che ritorni in linea col cellulare: io dovevo risolvere la situazione quanto prima.

Chiamo Giulia, la figlia di Salvo e gli chiedo del padre spiegandoli il problema che avevo. Il tempo intanto passa e sono già le ore 16:30. Giulia mi dice che il padre era a lavoro in una zona in cui il cellulare era irraggiungibile.

Lo avrebbe contattato in qualche altro modo e fatto andare subito in ufficio per poter contattarmi e risolvere il problema. Capisce il mio stato d’animo e il fatto che non stavo portando a termine un impegno lavorativo.

L’attesa dura forse 15 minuti, ricevo la chiamata di Salvo.

In quei 15 minuti di attesa, io e Martina pensiamo al peggio: non riuscire a risolvere il problema e non riuscire a fare nemmeno il matrimonio a Gravina in Puglia. Una giornata quindi andata a p…..!

Quando Salvo mi chiama e gli spiego la questione, mi invita a smontare il tablet dal totem per toglierlo completamente. Per fare questo c’era bisogno di un cacciavite per svitare le due viti e togliere un supporto di legno.

E’ lo stesso supporto di legno che anche io avevo cercato di allentare, in precedenza, per diminuire la pressione che il tablet aveva con il pannello frontale.

Trovare un cacciavite, necessario a svitare le due viti è un problema e così utilizzo la chiave, dal mio portachiavi, che apre il garage di casa. In modo molto complicato ci riesco. Con Salvo al telefono, utilizzo una tecnica particolare poi per estrarre il tablet.

Arrivati a questo punto Salvo mi chiede di collegare il tablet ad internet, in modo tale che lui, tramite un’applicazione, possa connettersi in remoto al mio tablet e poterlo visionare direttamente dal suo computer e capire il problema.

Chiedo ad un cameriere che era in giardino se era possibile avere la password del wifi della struttura ma mi risponde che il wifi funzionava solo all’interno della sala ricevimenti e non in giardino. L’unica soluzione era a questo punto utilizzare il mio cellulare come hotspot.

Ah, dimenticavo. Negli attimi in cui ero preso da solo a capire come risolvere il problema, con gli invitati che attendevano impazienti di iniziare a farsi la foto, non so come e non so perché avevo fatto sparire l’icona del programma Flàshati dallo schermo del tablet.

Quando Salvo si collega si rende conto che il tablet non ha nessun problema, io anche mi rendo conto che avendolo in mano il tablet lo utilizzavo senza problemi e il touch rispondeva in modo corretto.

Non capivamo il problema di prima da cosa era stato scaturito. Intanto bisognava far ritornare sul desktop del tablet l’icona del programma Flàshati!

Salvo con molta abilità la ritrova nei meandri di qualche cartella interna del computer e la rimette in bella mostra sul desktop.

L’orologio del cellulare segnava intanto le ore 16.40.

Il problema era stato in qualche modo risolto, con Martina pensiamo che non possiamo iniziare alle ore 16.40 a Palombaio, anche perché alle 18:00 dovevamo iniziare il secondo impegno.

Carichiamo nuovamente in auto tutta la strumentazione e andiamo via.

Io non avevo il coraggio di entrare il sala e comunicare al fotografo che il problema era stato risolto ma che dovevamo andar via per il nostro secondo impegno in programma. Non me la sentivo e cosi gli scrivo un messaggio.

Adesso però nasceva in me e Martina un’altro timore: una volta che monteremo alla sala ricevimenti La Cavallerizza e daremo il via, il tablet farà o non farà nuovamente i capricci di prima?

Rimaniamo nel dubbio e preghiamo che vada tutto bene.

Quando arriviamo alla sala ricevimenti in cui si sta festeggiando il matrimonio di Antonella e Alessandro, piove. Giusto per non farci mancare nulla in quella domenica iniziata male.

Parcheggiamo l’auto e sotto la pioggia portiamo la strumentazione in sala. Dobbiamo passare tra gli invitati che sono all’esterno a fumare e in un momento di pausa tra una portata e l’altra del pranzo nuziale.

Montiamo, sistemo anche il tablet nuovamente al suo originale posto, avvito le due viti sempre con la chiave del garage che ho nel portachiavi, ci prepariamo e provo, con il cuore che batte, il tablet. Funziona tutto perfettamente, le mie preghiere sono state ascoltate.

Iniziamo il servizio e produciamo un sacco di sorrisi, risate, stampe, scatti, condivisioni, positività, gioia e apprezzamento.

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Terminiamo le tre ore, consegniamo l’album, delle stampe delle foto degli invitati, e la pennetta USB, con gli scatti gli digitale, agli sposi e andiamo via.

Fortunatamente per Antonella e Alessandro, ma soprattutto per me e Martina, è andato tutto bene e il secondo impegno è stato portato a termine.

Ritorniamo a casa felici al 50%.

Non mi era mai successo una simile situazione, e nemmeno ho potuto spiegare a Salvo il perché del problema, in quanto, una volta tolto il tablet dalla sua postazione, si è aggiustato per miracolo.

Il fattore positivo è aver comunque svolto il servizio a Gravina.

Dal 24 agosto ad oggi non mi è più successo nuovamente quel problema, fortunatamente.

Capitano sempre piccoli imprevisti che la tecnologia produce sempre. In quei casi sono pronto e conosco le soluzioni. Riesco sempre e comunque a proseguire, iniziare o terminare un lavoro.

Ma fare quella figura del “cavolo” (non voglio essere volgare), non dipesa da me ma che comunque del cavolo risulta, del 24 agosto, sarà molto difficile da dimenticare per il sottoscritto.

 

Mauro Gadaleta

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