Personale

La mia vita sulla carta: il percorso di scrivere un libro autobiografico indipendente

Ci sono desideri che covano silenziosi dentro di noi, nascosti tra le pieghe della quotidianità. Per me, uno di questi desideri è sempre stato scrivere. Non per fama, né per riconoscimenti, ma per raccontare la mia vita. Raccontare la mia storia in modo autentico, sincero, senza filtri, senza aspettative se non quella di lasciare una traccia. È un desiderio che, nel 2019, ha cominciato a trasformarsi in un progetto concreto: scrivere un libro autobiografico, e farlo in totale autonomia.

L’inizio di un percorso

Tutto è iniziato in un momento apparentemente ordinario della mia vita. Non stavo vivendo nulla di straordinario, né ero alla ricerca di fama o di riconoscimenti. Eppure, dentro di me, sentivo un bisogno urgente: fissare su carta ciò che ero, ciò che avevo vissuto e ciò che stavo vivendo. All’inizio erano solo appunti, pensieri sparsi, piccole riflessioni che annotavo quando ne avevo l’occasione. Nulla di organizzato, nulla che assomigliasse davvero a un libro. Ma quelle prime parole, scritte quasi per caso, hanno acceso una scintilla.

Scrivere è sempre stato per me un atto di libertà. Un momento in cui posso fermare il tempo, osservare la mia vita dall’esterno e comprendere chi sono, chi ero e chi sto diventando. È un processo che va oltre la semplice trascrizione dei ricordi: è un dialogo con me stesso, un modo per dare senso agli eventi, per elaborare emozioni, per riflettere sulle scelte fatte.

Il desiderio di raccontare la mia vita

La scrittura per me non è mai stata un passatempo. È sempre stata una forma di espressione, una necessità interiore. Volevo raccontare tutto: le piccole gioie quotidiane, le sfide, i momenti di difficoltà, le paure e i dubbi che spesso nascondiamo anche a noi stessi. Non si tratta solo di descrivere episodi, ma di condividere emozioni, riflessioni, sensazioni. La vita non è fatta solo di eventi straordinari: sono proprio i dettagli, i momenti apparentemente insignificanti, che ci definiscono e ci modellano.

Quando ho cominciato a scrivere seriamente, ho capito che il progetto di un libro autobiografico non era qualcosa da improvvisare. Richiedeva impegno, pazienza e costanza. Richiedeva coraggio, perché significa mettersi a nudo, affrontare i propri ricordi e le proprie emozioni senza filtri. Significa accettare che non tutte le parole saranno perfette, che non tutti i ricordi sono piacevoli, ma che ogni esperienza ha valore.

Scrivere giorno dopo giorno

Il processo di scrittura è stato lento e graduale. Non c’è stata una partenza trionfale, ma piccoli passi quotidiani. Ogni giorno dedicavo un po’ di tempo al mio libro: scrivevo una frase, un pensiero, un ricordo. A volte erano pagine dense di riflessioni; altre volte solo brevi note. Ma ogni parola aggiunta era un passo avanti, una tessera in più del mosaico della mia vita.

Scrivere mi ha insegnato a guardarmi dentro, a riflettere sulle mie scelte, a capire i motivi delle mie azioni e delle mie emozioni. È diventato un momento di introspezione, quasi terapeutico. Spesso rileggere quello che avevo scritto mi portava a scoperte inattese: dettagli dimenticati, sentimenti nascosti, collegamenti tra eventi che all’epoca sembravano scollegati.

L’autopubblicazione come scelta naturale

Quando il progetto ha cominciato a prendere forma, è arrivata la domanda: come far leggere il mio libro? Non avevo aspettative nei confronti delle case editrici tradizionali. Sapevo che probabilmente non mi avrebbero considerato, e sinceramente, non era questo il mio obiettivo. Volevo solo che la mia storia fosse disponibile, che chi desiderava potesse leggerla, senza mediazioni o filtri.

La soluzione naturale è stata l’autopubblicazione. Piattaforme online moderne permettono di pubblicare un libro senza dover contattare editori, senza aspettare approvazioni o tempi lunghi. Questa scelta mi ha dato una libertà incredibile: potevo controllare tutto, dal contenuto alla grafica, dalla struttura alla promozione. È stata una sfida nuova, certo, ma anche una soddisfazione enorme vedere il mio libro prendere forma e diventare “reale”, tangibile, pronto per essere letto.

La scrittura come atto di coraggio

Raccontare la propria vita richiede coraggio. Non parlo di coraggio fisico o eclatante, ma del coraggio di guardarsi dentro, di affrontare ricordi dolorosi, di riconoscere errori e fragilità. È un atto di onestà con se stessi e con chi leggerà. La mia ambizione non è diventare famoso o guadagnare riconoscimenti, ma condividere la mia storia in modo autentico.

Ogni capitolo del mio libro rappresenta un pezzo del mio percorso. Racconta emozioni, riflessioni, scelte, cadute e piccole vittorie. Racconta ciò che mi ha formato, ciò che mi ha fatto crescere, ciò che mi ha permesso di diventare chi sono oggi. Scrivere è un modo per dare senso al passato, per comprendere il presente e per progettare il futuro.

Consigli per chi vuole scrivere

Se senti anche tu il desiderio di scrivere, di raccontare la tua storia, ecco alcuni consigli che ho imparato lungo il mio percorso:

  1. Scrivi senza aspettative: Non importa se nessuno leggerà mai il tuo libro. Scrivi prima di tutto per te stesso.

  2. Dedica tempo ogni giorno: Anche pochi minuti accumulano molto materiale nel tempo. La costanza è fondamentale.

  3. Sii sincero: Non censurare le emozioni o gli episodi dolorosi. La verità è ciò che rende il racconto autentico.

  4. Organizza i ricordi: Creare un filo logico tra eventi, anche se la vita è caotica, aiuta a strutturare la narrazione.

  5. Scegli la forma di pubblicazione che ti permette libertà: L’autopubblicazione permette di controllare tutto senza compromessi.

  6. Accetta che sia un percorso lungo: Scrivere un libro richiede pazienza, riflessione e dedizione. Non arrenderti.

La scrittura come viaggio interiore

Scrivere il mio libro è diventato più di un progetto: è un viaggio dentro di me. Ogni pagina scritta è un passo verso la comprensione di chi sono, delle mie emozioni e delle mie scelte. Ogni capitolo completato mi dà la sensazione di costruire un ponte tra passato, presente e futuro. È un viaggio intimo, personale, ma aperto a chiunque voglia leggere.

Non so dove questo percorso mi porterà, né quante pagine finirò per scrivere. Non so se il mio libro avrà lettori numerosi o se resterà un piccolo progetto personale. Ma so che ogni parola scritta ha già un valore immenso: quello di dare voce alla mia vita, di raccontare la mia storia, di lasciare una traccia di chi sono.

La bellezza della scrittura

Ciò che amo della scrittura è che ti permette di fermare il tempo. Ti permette di osservare la vita con occhi nuovi, di comprendere le sfumature, di dare significato a ciò che spesso passa inosservato. Ogni ricordo, ogni esperienza, ogni emozione diventa materia viva sulla pagina. La scrittura è un atto creativo, ma anche un atto di introspezione. Ti insegna ad ascoltarti, a riflettere e a crescere.

Il messaggio finale

Se c’è un messaggio che voglio lasciare a chi legge questo articolo, è questo: non smettete mai di raccontare la vostra storia. Ogni vita ha valore. Ogni esperienza merita di essere condivisa. Scrivere è un atto di coraggio, di libertà e di amore verso se stessi. Non importa se nessuno leggerà mai il vostro libro. Ciò che conta è che esista, che sia stato scritto, che la vostra voce sia stata espressa.

Io ho iniziato nel 2019, con piccoli appunti sparsi e riflessioni quotidiane. E continuo ancora oggi, capitolo dopo capitolo, parola dopo parola. Perché raccontare la propria vita non è solo un progetto editoriale: è un viaggio, una scoperta, un atto di coraggio e di libertà che vale ogni parola scritta.

 

Flàshati Matera

Il tuo matrimonio raccontato da chi era con te

Un amore raccontato in immagini: quando un video diventa memoria eterna

Ci sono momenti nella vita che scorrono via in un istante, ma che meritano di essere ricordati per sempre. Il video protagonista di questa storia non è un semplice montaggio di immagini: è un viaggio emotivo, un racconto visivo che celebra l’amore, la condivisione e la magia di un giorno unico.

Attraverso scene intime, sorrisi spontanei e attimi carichi di significato, il video ci accompagna dentro una delle esperienze più profonde che una coppia possa vivere: il matrimonio.

Dall’attesa all’emozione: l’inizio di un nuovo capitolo

Il racconto prende forma già dai primi istanti. Gli sguardi complici, le risate genuine e quella tensione dolce che precede il “sì” raccontano più di mille parole. Non si tratta di pose forzate, ma di emozioni vere, vissute intensamente e catturate con sensibilità.

In alcune scene vediamo la coppia rivedere momenti preziosi sullo schermo di uno smartphone: una scelta narrativa potente, che sottolinea quanto la memoria visiva sia oggi parte integrante della nostra vita. Le immagini diventano un ponte tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Il giorno del matrimonio: un’esplosione di gioia condivisa

Il cuore del video è senza dubbio la celebrazione. L’uscita degli sposi, accolta dagli applausi e dall’entusiasmo di amici e familiari, rappresenta uno dei momenti più iconici. È qui che l’amore privato diventa pubblico, condiviso, celebrato da una comunità intera.

Ogni dettaglio parla di felicità:

– gli abbracci sinceri

– le mani alzate durante i festeggiamenti

– i sorrisi emozionati degli invitati

– la spensieratezza del ballo


Il video riesce a trasmettere un messaggio chiaro: l’amore è ancora più forte quando viene condiviso.

Autenticità prima di tutto: la forza di un racconto vero

Ciò che rende questo video così coinvolgente è la sua autenticità. Non cerca la perfezione patinata, ma la verità dei momenti vissuti. Le imperfezioni diventano valore, perché raccontano una storia reale, fatta di emozioni sincere.

La coppia appare rilassata, felice, complice. Non recita, vive. E chi guarda non è un semplice spettatore, ma si sente parte della storia, come se fosse lì, in mezzo alla festa.

Perché un video così è molto più di un ricordo

Un video di matrimonio non è solo un contenuto da riguardare una volta. È un patrimonio emotivo che cresce nel tempo. Oggi fa battere il cuore, domani farà sorridere, e un giorno racconterà una storia anche a chi non era presente.

Questo tipo di video:

– conserva emozioni che la memoria da sola non può trattenere

– permette di rivivere sensazioni autentiche

– diventa un’eredità affettiva


È la dimostrazione che le immagini hanno il potere di fermare il tempo.

Il video raccontato così è un perfetto esempio di come una storia d’amore possa essere trasformata in un racconto visivo potente, elegante ed emozionante. Non serve aggiungere parole quando le immagini parlano così chiaramente.

È un inno all’amore vero, quello fatto di sorrisi, complicità e momenti condivisi. Un promemoria prezioso: alcuni giorni finiscono, ma le emozioni possono durare per sempre.

Personale

A Policoro il via al “Fanta Magna Grecia”

 

Policoro inaugura una nuova avventura sportiva, questa volta tutta dedicata al calcio… ma in versione virtuale. È infatti ufficialmente partito il 1° Torneo di Fantacalcio di Policoro, intitolato “Fanta Magna Grecia”, che vedrà dieci giovani appassionati sfidarsi settimana dopo settimana a colpi di gol, assist e bonus.

Dopo la consueta asta iniziale, svolta interamente online, i partecipanti hanno costruito le proprie rose e si preparano ora a vivere un campionato parallelo a quello reale di Serie A, dove ogni scelta potrà risultare decisiva.

Le squadre partecipanti

Sono dieci le formazioni che compongono la griglia di partenza di questo primo torneo:

  • MauroHouse, gestita da Mauro Gadaleta

  • FC Moonriver, gestita da Gaetano Pasquale Falciglia

  • Ocio ar Mocho, gestita da Marcello Bruno

  • Herakleia Ice Team, gestita da Carlo Ruben Stigliano

  • PanettaFabrizio, gestita da Fabrizio Panetta

  • Kung Fu Pandev, gestita da Salvatore D’Orazio

  • Al-Ultm, gestita da Marco Laviola

  • Manonrompereilcazzo, gestita da Walter Parziale

  • Marco 2017, gestita da Luigi Montano

  • Longobarda, gestita da Nino Santeramo

Un mix di fantasia e ironia nei nomi delle squadre, che già promette sfottò e rivalità accese lungo l’intera stagione.

La formula del torneo

Ciascun concorrente ha versato una quota di partecipazione che andrà a costituire il montepremi finale. Al termine del campionato saranno premiati tre vincitori, coloro che meglio avranno saputo combinare competenza calcistica, capacità di analisi e, perché no, anche un pizzico di fortuna.

Il regolamento segue le dinamiche classiche del Fantacalcio: formazioni schierate ogni settimana, punteggi legati alle prestazioni reali dei calciatori e un calendario che accompagnerà i protagonisti lungo tutto l’arco della Serie A.

Un progetto destinato a crescere

È vero che non solo a Policoro, ma in ogni città e in ogni stagione calcistica, nascono e resistono da sempre i tornei di Fantacalcio tra amici. Tuttavia, il “Fanta Magna Grecia” punta a diventare qualcosa di più: un torneo capace di accumulare, unire e coinvolgere tutti gli appassionati di questo gioco, andando oltre i classici gruppi ristretti e aprendo la strada a una competizione cittadina più ampia e organizzata.

L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori e dai partecipanti è quello di replicare e ampliare il torneo già dal prossimo anno, magari con un numero più elevato di concorrenti e con un’organizzazione ancora più strutturata.

Una sfida tutta da vivere

Con dieci squadre ai nastri di partenza, il “Fanta Magna Grecia” si appresta dunque a diventare un appuntamento fisso nel panorama delle iniziative sportive e ricreative di Policoro. Sarà una stagione lunga e appassionante, fatta di rivalità, colpi di scena e tanto divertimento.

È solo l’inizio, ma la sensazione diffusa è che il torneo abbia tutte le carte in regola per crescere e diventare, anno dopo anno, un vero punto di riferimento per gli amanti del Fantacalcio.

Che vinca il migliore.

Personale

La 2ª Camminata del Dono: un successo di partecipazione e solidarietà a Policoro



In occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, celebrata ogni anno il 14 giugno, l’AVIS di Policoro ha voluto rendere omaggio a tutti coloro che, con un gesto semplice e generoso, contribuiscono a salvare vite. Lo ha fatto organizzando, per il secondo anno consecutivo, un evento che unisce salute, socialità e consapevolezza: la 2ª Camminata del Dono.

Un appuntamento condiviso, come l’anno scorso, con l’associazione ANFFAS di Policoro e il suo Presidente Giuseppe Tataranno.
La 2ª Camminata del Dono è stato un evento atteso e partecipato, che ha richiamato numerosi cittadini, donatori abituali, simpatizzanti e semplici curiosi, uniti dal desiderio di condividere un momento simbolico ma concreto dedicato al valore del dono del sangue.

Un cammino per il bene comune

L’evento ha preso il via nel pomeriggio di sabato 14 giugno. Alle ore 18.00, i partecipanti si sono radunati in un clima sereno e festoso, pronti a dare il via alla camminata ludico-motoria che ha preso il via mezz’ora dopo, alle 18.30. Il percorso, pensato per essere accessibile a tutti, si è svolto lungo il lungomare di Policoro: l’istruttrice Rossella Violente ha coordinato tutti i partecipanti a “seguirla” attraverso la sua silent passeggiata.

La camminata non è stata solo un momento sportivo, ma anche un’occasione per riflettere sul significato profondo del dono. Camminare insieme ha assunto il valore di un gesto simbolico, in cui ogni passo rappresentava una goccia di speranza, un contributo concreto alla promozione della cultura della donazione.

Festa, fotografia e gratitudine

Una volta terminato il percorso, i partecipanti si sono ritrovati presso il locale Tunnel Beach, dove li attendeva una piacevole sorpresa. Il PhotoBooth Flàshati di Matera era lì ad accogliere tutti con la possibilità di farsi scattare una foto ricordo, stampata in tempo reale: un modo simpatico e originale per fissare nella memoria una giornata all’insegna della solidarietà.

A completare il clima conviviale, un gustoso aperitivo ha permesso a tutti di rilassarsi e socializzare. Un brindisi simbolico per ringraziare chi ha partecipato, chi dona regolarmente, e chi si è avvicinato per la prima volta a questo mondo.

Un’iniziativa che cresce

Il successo della Camminata del Dono conferma quanto queste iniziative siano importanti per coinvolgere la comunità e trasmettere messaggi fondamentali.
A fine evento, L’AVIS di Policoro, ha voluto lanciare un messaggio forte contro la guerra in Palestina e contro tutte le battaglie nel mondo. L’AVIS Policoro con impegno e dedizione, continua a svolgere un ruolo cruciale nel promuovere la donazione del sangue come atto di civiltà e responsabilità sociale.

In un momento storico in cui le scorte di sangue non sono sempre garantite, eventi come questo assumono un valore ancora più rilevante. Non si tratta solo di camminare insieme, ma di farlo per una causa che riguarda tutti.

Grazie a tutti

L’AVIS di Policoro ringrazia di cuore i volontari, i partecipanti, i partner e le realtà che hanno contribuito alla buona riuscita dell’evento. Un ringraziamento speciale va ai donatori: autentici protagonisti silenziosi che, con la loro generosità, fanno ogni giorno la differenza.

L’appuntamento, ora, è al prossimo anno, con la terza edizione della Camminata del Dono. Ma l’invito a donare è aperto tutto l’anno. Perché ogni giorno può essere la giornata giusta per fare un gesto che salva una vita.

Autista, Personale

La mia borsa nera: compagna di ogni giorno

Ogni mattina, quando il cielo è ancora grigio e le strade deserte, dopo aver parcheggiato la mia auto, prendo la mia borsa nera, le chiavi del mio camion: ci salgo e lo accendo per farlo riscaldare dalla fredda nottata.

Il motore brontola piano mentre mi sistemo sul sedile; compilo un foglio per segnare i chilometri iniziali: a fine giornata, sullo stesso foglio, segnerò i chilometri percorsi, i luoghi visitati e i lavori svolti, apportandoci la mia firma. Rapportino giornaliero che consegnerò all’ufficio logistico.

Sistemo la mia borsa nera sul sedile del passeggero: è una borsa di tela rinforzata, robusta, acquistata su internet. Ha uno scompartimento centrale capiente e altri scompartimenti laterali per custodire tutto ciò che serve per affrontare la giornata.

Perfetto, questo è un incipit davvero evocativo! Posso aiutarti a proseguire il testo nello stesso stile narrativo. Ecco la continuazione coerente con quel tono:

La apro solo più tardi, quando il camion è fermo e la terra sotto le ruote è diventata fango, ghiaia o polvere, a seconda della stagione. All’interno, tutto ha un suo posto, come in una piccola casa che si smonta e si ricompone ogni giorno.

Quando arriva la pausa pranzo, non c’è ristorante, né bar: c’è la cabina del camion, il gradino del cassone o, se va bene, una panca di legno sotto un albero.
Dentro la borsa nera trova posto la borsa termica che al suo interno contiene: un panino, una pezzo di focaccia o una “proposta di mia moglie”, un frutto, qualche snack salato e una bottiglia d’acqua, due, sopratutto d’estate.

C’è il panino, preparato con cura la sera prima, avvolto nella carta stagnola. A volte salame e formaggio, altre volte prosciutto e insalata. Altri giorni c’è un spicchio di focaccia, magari diversa dalla solita margherita oppure un contenitore con del cibo pronto preparato la sera prima da mia moglie. Cibo semplice, concreto per “resistere” fino alla cena.

Ma la borsa nera non è solo per il pranzo. E’ una cassetta degli attrezzi personale, pensata per ogni imprevisto. Dentro ci sono i guanti di riserva, quelli che non si usano se non in caso d’emergenza. Una torcia con la lente leggermente graffiata, utile all’alba e nel crepuscolo, quando la luce non basta. Un giacca impermeabile per gli imprevisti metereologici.

Un piccolo coltello da utilizzare per. tagliare nastri o materiale da lavoro. e uno più piccolo che utilizzo per il cibo. Un power bank, ormai inseparabile. Il telefono è il suo ponte con il mondo: avere. la batteria scarica è impensabile.

La borsa nera è più di un oggetto. È una parte di me. Conosce la sua routine, i suoi bisogni, i suoi silenzi. Ogni mattina si chiude con un gesto secco e si riapre solo quando il lavoro lo permette.
È una compagna silenziosa, una testimone delle giornate, dei momenti rubati al caos.

La mia borsa nera, oltre a contenere panini, torce e guanti, nasconde anche un cuore tecnologico. Negli ultimi anni, è diventata non solo la compagna di lavoro, ma anche la valigia degli attrezzi digitali. Oltre a guidare camion, posare bitume e trasportare inerti, ho un’altra passione: raccontare quello che faccio e condividere esperienze.

Tra un carico e uno scarico, nei momenti di pausa o in quegli attimi sospesi in cui il cantiere tace, apro lo scomparto imbottito della mia borsa nera e tiro fuori il mio piccolo arsenale formato da:

  • Un tablet robusto, spesso ancora sporco di polvere, con la cover rigida e lo schermo segnato da dita callose. Serve per ascoltare Audible con i suoi libri digitali o podcast: compagni di viaggio nelle lunghe tratte.
  • Una GoPro, piccola ma potentissima, che si attacca al cruscotto, o dove mi piace posizionarla. Lei cattura inquadrature più vere da angolazioni particolari. Ogni tanto la utilizzo al posto del cellulare per creare video inquadrandomi in viso.
  • Un microfono a clip, perché la voce non deve perdersi tra i rombi dei mezzi.
  • Un paio di cuffie Bluetooth per poter parlare al telefono senza staccare le mani dal volante e distrarmi.
  • Un luce a led da utilizzare con il cellulare o la GoPro per fare luce in ambienti bui.
  • Una minuscola telecamera da utilizzare senza mani e da posizionare sul corpo per riprendere momenti salienti e da condividere.
  • Il porta cellulare con ventosa per poterlo posizionare sul vetro.
  • Un registratore portatile per registrare i miei pensieri, aneddoti, storie o intervistare velocemente un collega.
  •  E ovviamente, il cellulare, sempre in tasca, sempre carico (o collegato al power bank), che diventa telecamera, regia, editor e pubblicatore.

Ho imparato a usare la tecnologia come un altro attrezzo del mestiere, con la manualità iniziata fin dall’inizi della mia carriera da camionista. Ogni video caricato sul mio canale YouTube è un frammento di vita vera: niente filtri, niente copioni. Solo camion, lavoro e un pizzico di ironia.

Quando si lavora tra la terra e l’asfalto, nelle cave o tra la finitrice o la fesatrice, tra la pala o l’escavatore, servono forza, attenzione e pazienza. Ma serve anche un punto fermo, qualcosa che resta uguale ogni giorno.

La borsa del camionista è questo: una piccola casa in movimento, cucita di abitudini e necessità, pronta a seguire il suo padrone ovunque, sotto la pioggia, nel fango o al sole.

Autista

Non riuscire a mettersi sotto rampa

Buonasera carissimi, come state? Sembra giorno, ma invece è notte inoltrata. Sono le 23.48 e non voglio fare il video tenuto l’ultima. Oggi c’è la luce e sto provando il video notturno con il mio nuovo cellulare. Sto scendendo, finalmente è giovedì, tra qualche minuto è venerdì ed è finita la settimana. Io non vedo l’ora di fare l’ultimo giorno a casa, con la mia famiglia.

Allora, video scorso vi ho annunciato alla novità che avevo iniziato per utilizzare il canale Twitch per condividere la mia vita da camionista, delle dirette. Ho inserito il link, non so se avete potuto vedere il primo video che ho fatto e domani mattina farò una diretta di giorno, quindi il secondo video su canale Twitch di giorno. Quindi ora state vedendo questo video su YouTube, ancora non ho fatto il secondo video su Twitch, quindi magari se lo state vedendo questo video qui potete andare su Twitch a vedere la mia seconda diretta.

Avevo voglia di fare il secondo diretta streaming su Twitch condividendo delle situazioni che mi sono capitate, magari il carico, le manovre, però non ho ancora la strumentazione necessaria per fare questo perché solo con il telefono non posso condividere con voi le varie situazioni. Quindi magari in là, se mi adopererò con l’acquisto di una GoPro oppure di una videocamera piccola, cercherò di utilizzare Twitch al meglio. Adesso cerco di utilizzarlo solo con il telefono.

Veniamo a questo video, quindi questo mio video su YouTube, questo canale che ho creato per raccontarvi la mia vita da camionista. Io ho caricato da Verona e adesso sto dirigendo a Bari per scaricare la merce che ho caricato da Verona e a Licenza dalla Fercam e che scaricherò alla sede di Bari della Fercam.

Volevo in questo video parlarvi della sede di Verona della Fercam che da quello che ho visto è la più scandalosa e la peggio, proprio la più schifosa sede della Fercam. Allora, c’è il vecchio come sede, il poco asfalto che c’è è tutto oramai rovinato, rattoppato, ma la cosa più assurda che c’è in quella sede è le ribalte che ci sono alle spalle degli uffici e dove io fino a questo momento sono costretto ad andare con altri colleghi non di Fercam, ma di esterni che sono costretti anche a caricare a questi ribalte. Però questi ribalte sono posti alle spalle degli uffici e dove ci sono le ribalte non c’è l’asfalto, c’è una breccia dello sterrato, io li chiamo, ha piovuto questi giorni e quindi stasera c’erano le pozzanghere e molto piccolino quindi non hai modo di fare tante manovre, devi prendere bene. Non hai modo di fare tante manovre, è possibile prendere bene la manovra, altrimenti è un casino. E oggi sono arrivati un po’ in ritardo, ho caricato il treno, e quindi c’erano già altri camion posizionati e quindi io mi dovevo mettere tra un camion, tra un bilico e un rimorchio senza un trattore. Allora ho bestemmiato tantissimo e fino alla fine non ce l’ho fatto, sono stato 40 minuti a fare una manovra, però non ce l’ho fatto.

Allora io non sono ancora un grande esperto di manovre, però me la sono calata in tante situazioni in cui lo spazio era angusto, sono riuscito comunque a venire fuori. Dove però venivo fuori in situazioni dove c’era l’asfalto e quindi fare le manovre era comunque ammissibile, comunque il rimorchio rispondeva ai comandi di guida. Fare una manovra su un lì a Verona dove non c’è l’asfalto e sì la brecciolina è proprio difficilissimo perché il rimorchio non risponde ai comandi di guida. Quindi non ce l’ho fatto, ho tentato la seconda volta che mi capita di averlo, che mi dicono di mettermi in una situazione molto stretta tra due camion e non ce la faccio. Infatti anche stasera non ce l’ho fatto e sono anche arrabbiato con il piano che c’era il magazziniere fino alla fine che mi ha spostato. Mi ha fatto una finta una curva dove c’erano due rimorchi senza i trattori e lì più o meno in 10-14 ci ho fatto.

Quindi quello che voglio condividere con voi è che ci sono situazioni, anche la volta in quasi un anno di lavoro, che mi capita di andare in un posto veramente come se non mi capitasse una cosa assurda. Voglio dirvi che ho notato che quando scende la brecciolina il rimorchio fa qualcosa, io ho riscontrato queste difficoltà. Oltre che c’è la brecciolina ci sono i fossi e lo spazio era stretto. Quando mi sono messo non riuscivo neanche ad andare avanti per aggiustare il rimorchio. Inoltre avanti c’erano delle pozzanghere, quindi pensate che scendo dal trattore non potevo andare sulla destra a vedere com’era posizionato il rimorchio. Quindi lascio immaginare in che situazione io mi ritrovavo.

Volevo fare un video ma poi non l’ho fatto, ma era la prossima volta. Un video con voi, una situazione assurda che c’è a Verona alla sede della Fercam. Verona è la più scandalosa e Vicenza è la più bella tra le sedi della Fercam. Ho visitato in questo momento, ho fatto un bel po’, Verona, Vicenza, Bari, Roma, Cesena, Forlì, Bologna, Modena, Firenze, basta.

Comunque è un lavoro che si è tranquillo, ti fanno viaggiare la notte, ora per esempio sono costretto a viaggiare tutta la notte per essere domani mattina a Bari. Però è tranquillo, ha il modo di stare in attesa di caricare, 3 o 4 ore. Tre, quattro, anche cinque ore fermo, non puoi dormire, non puoi fare niente. E poi forse ho fatto altri lavori che capitano quando questa azienda, questo lavoro, da prima.

Va bene, dai. Ragazzi, io sono sulla A22, ora le due di ferro, dopo un’ora e mezza di cammino, faccio un caffè e poi riprendo.

Autista

Il mio canale Twitch

Ciao ragazzi, è il momento di fare il video, quasi finita la settimana, io ancora non ho fatto un video. Allora, come state? Tutto bene?

Vi faccio il video con la doppia ripresa, sia frontale sia per farvi vedere la strada. Sono sulla A14, al chilometro 614, sto salendo per il secondo viaggio di andata. Già so il ritorno, che poi magari domani vi racconterò.

Allora, è mercoledì, sono le 18.45 e io come detto sto risalendo, sono all’altezza di quasi Canosa e mi sto recando a Lanciano. Non mi ricordo, quella R inizio comunque. Vicino Cesena, per lasciare due bancali e poi sono diretto in provincia di Padova per la consegna di legumi tramite un’azienda di Gravina. Da là poi, ve lo dico già, devo recarmi a Verona per caricare e scendere con consegna a Bari.

Allora, è mercoledì, io non ho avuto modo di farvi il video prima perché o me ne sono dimenticato, non ho mai trovato il momento esatto, giusto per fare questo video della mia vita da camionista.

C’è una novità, ho deciso di utilizzare Twitch, non so se la conoscete, è un social, un’applicazione che ti permette di fare delle dirette streaming, delle dirette, lasciamo i paroloni, delle dirette e ho già fatto il primo video e voglio continuare a utilizzarlo. Devo trovare gli aggeggi giusti, gli strumenti giusti per riprendere delle situazioni della mia vita.

A parte questi video che faccio durante un video di qualche minuto, massimo 10 minuti, più o meno durano questi video di YouTube, voglio utilizzare questo canale di Twitch per condividere con voi le mie giornate, quindi sono dei video che potranno durare un po’ di più, che potrò farvi portare con me in talune situazioni. Quindi questa è la novità che volevo annunciarvi.

Nelle note di questo video vi linkerò il canale di Twitch, il mio canale di Twitch, ecco questa è la situazione.

Per il resto nessun’altra novità rilevante, a parte che non si fa superare, queste sono delle situazioni veramente incredibili, uno che è in fase di sorpasso e non decide di diminuire, accelera pure, è un imbecile, i soliti imbecili che ci sono sulle strade.

Però mi sono deciso, anche se io sono a quota 95 km orari, devo diminuire, sarà un segnale, un eccesso di velocità. Però purtroppo l’imbecile non si è fatto superare, io ho dovuto accelerare, sennò facevamo la gara, a chi va più veloce. Va bene, questa è la situazione. Va bene, questa è la novità.

Tutto ok ragazzi, io alle 8.30 tenere fermo perché ho finito le ore di guida, le ore di impegno, dato che sono partito stamattina alle 5.30 e quindi 15 ore di impegno mi fanno sì che io alle 20.30 mi debba fermare. Cercherò di fermarmi in qualche Autogrill dove io mi possa fare una doccia rigenerante e poi dormire per ripartire domani mattina alle 5.30.

Quindi arriverò sicuramente mattinata domani verso le 10, le 11 in questo paese che si chiama Ariano. Il paese dove devo andare a scaricare dei cerchioni, un bancale e mezzo di cerchioni. E quindi poi da là non so da quanto distanza questo trasporto che devo fare in provincia di Padova. Però tanto non c’è fretta, visto che comunque il viaggio di ritorno che dalla Fercam a Somma Campagna mi ci vuole un’ora.

Là sicuramente come al solito parto in nottata domani notte e quindi posso arrivare anche nel tardo pomeriggio. Mi fermerò di nuovo, ho trovato un ristorante vicino a Somma Campagna. Magari domani con questa diretta Twitch vorrei farlo conoscere. Ho trovato un ristorante da camionisti che con 11 euro feci un primo, un secondo, l’acqua e il caffè e il contorno.

Tutto sto che mangiare così, quello che ho in famiglia, mi fa comodo a casa, è sempre bello rilassarsi mangiando a un tavolo anziché nel camion. Quindi sicuramente mangerò lì, poi mi recherò a questa sede di Fercam a Verona e attenderò la grazia che mi si carichi e io possa ritornare giù per godermi il fine settimana.

E ragazzi, quindi ora mi metto il link di Twitch e se non lo conoscete è un’applicazione che ti permette di fare delle dirette. Si possono fare pure con YouTube però Twitch è un po’ più specifico e vi dirò che non c’è nessun canale, non c’è nessuno che ha un canale che appunto di camionisti. Quindi io vorrei essere il primo, non esiste nessuno che fa delle dirette sul camion.

Ok? Ora sono all’incrocio tra la A14 e la A16. Va bene ragazzi, questo è il primo video e ci si sente domani, ci si vede domani con il secondo video. Va bene? Beh, ciao a tutti.

Autista

Quando sbagli strada con il camion

Ciao ragazzi, eccomi qua. Vedete la situazione con questo telefono? Spettacolare. Mi riprende e riprende la strada. Ora vi voglio condividere questo tragitto che faccio in Umbria. Siamo pronti? Partiamo.

Allora ragazzi, io ho appena finito di caricare a un’azienda a Nocera Umbra, materiale edile che sto portando giù ad Altamura. E giovedì, no è mercoledì, mercoledì primo settembre, è arrivato settembre finalmente. E sono le 16.40. E questo è il viaggio di ritorno, perché il viaggio di andata l’ho finito stamattina, anzi oggi pomeriggio, intorno alle 12. Dopo aver caricato i divani a Matera ieri, sono partito verso le 16.18 da Matera e avevo tre scariche salotti, divani che ho già consegnato altre volte a Mondo Convenienza. È un lavoraccio perché le consegne sono tranquille perché vengono tutte nella regione Lazio. Fino a questo momento ho fatto tre viaggi con i divani, li ho consegnati sempre nel Lazio.

Il problema però è che oltre a fare l’autista mi tocca fare anche il magazziniere. Una volta che arrivo lì a destinazione, dopo aver parcheggiato, messo sotto rampa il camion, mi tocca entrare nel magazzini e aiutare il ragazzo a scaricare. È un lavoraccio perché sudi a bestia e ti fai un mazzo esagerato. Però questa situazione la devo discutere con Ginevrino e voglio capire se è normale la cosa, che io debba scaricare oltre a consegnare?

Quindi ho fatto la consegna a Riano, poi le ultime due a Viterbo. Erano due distinte lì vicino e voglio condividere con voi quello che mi è capitato a Riano e in un certo modo anche qui a Nocera Umbra. Allora, da quando faccio questo lavoro è bello fare dei tragitti, non in autostrada, ma in questi paesini, visitare, scoprire. Infatti sono passato da Spoleto e ho scoperto che è spettacolare. Comunque è bello fare questi tragitti, questi paesini.

Il problema è che quando tu non conosci la strada, il navigatore ti fa fare delle strade che io ho in un certo modo paura. E oggi, stamattina, a Rianno ho tanta tanta paura. Perché? Allora, io utilizzo sia Google Maps che, sappiamo tutti, non fa dei tragitti per i camion m per le auto e il TomTom che ho nel camion. Allora, per essere sicuro, io utilizzo entrambi. E capita spesso, molte volte, che quando devo andare a scaricare in qualche posto, il TomTom non mi sa dire l’indirizzo esatto, no? Non lo trovo, invece con Google basta digitare l’azienda e lei me lo trova subito. Vedi che bello, vedi? Vedi questi posti particolari, vedi queste ragazze qui? Passeggiano.

E quindi dicevamo, quindi utilizzo Google per arrivare proprio al punto esatto della destinazione. E stamattina ho messo Riano su TomTom e poi ho messo il deposito Mondo Convenienza su Google. Ci ero già stato al deposito Mondo Convenienza di Riano. Quindi ero quasi certo di rifare quella strada che avevo fatto in precedenza, quindi ero tranquillo che non trovavo problemi. E invece ne ho trovati e anche parecchi e anche pericolosi.

Allora sono arrivato a un certo punto che avevo seguito Google, sbagliando però. Dovrei poi cercare di usare sempre il navigatore del TomTom e non Google. Quindi mi sono affidato a Google e a un certo punto mi ha fatto girare a destra in una strada. Mancava poco, mancavano 10 km, ma neanche. Allora imboccando questa strada già c’era il segnale che non si poteva, c’era il divieto per i camion. Però il segnale specificava che era divieto dopo un certo chilometro.

Allora io mi sono fermato, già ho capito che non era la strada che avevo fatto la prima volta. E quindi già mi sono un po’ agitato. Ho imboccato questa strada perché non potevo tornare indietro. Non potevo fare la retromarcia, c’erano le macchine dietro che mi stavano suonando. Quindi ho imboccato questa strada e poi per essere sicuro che non facevo una cazzata mi sono fermato dopo 20 metri. E sono sceso a piedi per vedere se era tutto regolare. Ho visto che comunque la strada non era stretta. Allora mi sono messo nel camion, ho bestemmiato i santi e mi sono avventurato.

Ho chiesto subito a un netturbino se era quella la strada per arrivare a Mondo Convenienza. Intanto vedete dove io vado queste aziende che le fanno in certi posti assurdi. Ma questa è una strada che si può fare. Comunque mi sono fermato, ho chiesto al netturbino se era tutto in regola. E lui ha detto che sì era in regola, però a un incrocio dovevo girare a destra. Non a sinistra perché a sinistra era impossibile passare col mezzo.

Allora ho continuato e a un certo punto mi sono ritrovato nel paese di Riano. E lì mi sono spaventato di brutto. Infatti poi mi sono fermato e ho chiesto a delle persone ferme lì se era quella la strada per arrivare a Mondo Convenienza. E i signori mi hanno detto molto tranquillamente che no, avevo sbagliato strada. Che non era quella la strada da fare. Perché non potevo, non ci passava.

Allora ho detto cazzo, ma come cazzo devo fare? A ritornare indietro? E loro mi hanno detto che avevo fatto questa strada. Mi sto affidando al TomTom. Google mi diceva che potevo fare la A14. Mentre il TomTom mi dice che devo andare verso Roma. Devo andare verso Roma. Cioè vedete che cazzo di situazioni? Non vi dico. Però mi sa che questa strada l’ho già fatta. Sto tranquillo.Comunque sto passando Nocera Umbra con il camion. Scopro questi posti che non avrei mai scoperto, Nocera Umbra. Comunque, dicevo, i signori mi hanno detto che era impossibile passare con il mezzo. E allora cosa ho fatto?. Mi hanno consigliato di andare a destra, dove mi aveva detto il mio amico, poi di fare una versione a U e di tornare indietro.

Allora, cosa ho fatto? Sono arrivato a quell’incrocio, ho svoltato a destra e lì mi sono nuovamente fermato e ho chiesto informazioni a un signore che molto gentilmente mi ha spiegato che potevo continuare senza fare inversione a U. Potevo continuare perché ci passavano i pullman e seppure era stretta la strada, comunque c’erano delle curve un po’ pericolose, però mi potevo avventurare.

Allora, io anziché fare l’inversione a U, dopo un po’, quindi senza ritornare indietro, perdere un sacco di tempo, mi sono avventurato in questa strada. E la strada non era poi così tragica, insomma, andavo piano e sono riuscito ad arrivare. C’era una curva un po’ stretta, però l’ho fatta senza nessun problema.

Poi mi sono ritrovato, dopo una discesa ripida, in un incrocio e sia il Google e sia il navigatore TomTom mi dicevano di girare a sinistra. Allora, prima di girare a sinistra, mi sono fermato, sono sceso dalla macchina e ho visto che girando a sinistra era impossibile perché entravo dentro Riano. Proprio dentro il paesino era impossibile e infatti c’era un’indicazione che intanto non ci potevo passare.

Allora, a quel punto ho chiesto un’altra informazione a un ragazzo su un trattore che mi ha detto che invece di andare a destra dovevo girare a sinistra. Quindi entrambi Google e TomTom mi avevano detto una cazzata. Non so come cazzo mi dicevano di girare a sinistra. Comunque ho girato a destra e dopo un po’ sono arrivato a sto bellissimo deposito di Mondo Convenienza. Sono arrivato alle 7 e mezza dopo mezz’ora di ritardo dovuto a questa peripezia.

E ragazzi ho avuto veramente paura perché un conto è se tu sbagli strada con la macchina e non ci vuole niente a fare diversione, fare reetromarcia e tornare indietro. Se sbagli strada con un camion è qualcosa di… c’è il rischio veramente di chiamare i vigili del fuoco e farti arrivare un elicottero. È stato veramente molto molto brutto come situazione. Però me la sono cavato.

Però ecco è difficile. Allora quindi come voleva dimostrare il TomTom mi fa fare la strada la A1. Quindi da Roma mi fa andare non da Ancona come mi aveva detto il Google Maps. E in un certo senso mi piace di più questa strada perché so già che c’è una stazione di servizio dove mi posso benissimo fermare, mangiare, fare la doccia, rilassarmi, fare le 9 ore e poi ripartire. Tanto non c’è fretta.

E quindi vi ho fatto scoprire questo. Nocera umbra. Bella questa situazione. Questa ripresa con la doppia fotocamera. Poi dopo Riano, finito Riano, dovevo… viaggio di torno, era… Nocera umbra. Nocera Umbra. Vabbè, comunque. No, ci siamo. Tutto ok.

Allora, Foligno per Roma. Allora fra 544 km arrivo ad Altamura. Vabbè, facciamo questa altra strada. Così vi posso far vedere queste strade. Questa strada che io non avevo mai percorso. Ora è la prima volta che la percorro. Ed è veramente bellissimo scoprire l’Umbria. Molto bella l’Umbria. Veramente, veramente merita. E quindi il viaggio di ritorno era da Nocera Umbra. Dovevo caricare materiale edile. Anche in questo caso è stato tragico. È stato tragico arrivarci. Perché poi uscito da Nocera Umbra entrambi i navigatori mi dicevano di attraversare Nocera Umbra. Allora io mi sono un po’ spaventato perché stavi attraversando un paesino. Allora mi sono fermato, ho chiamato l’azienda. Dovevo arrivarci. E lei mi ha detto che dovevo stare tranquillo. Dovevo farlo senza nessun problema. E quindi non è stato così tragico la situazione. Però vi dico che stamattina mi sono veramente spaventato.

E questa è ragazzi. A voi è mai capitata una situazione in cui vi siete ritrovati in una strada stretta, mai fatta, che pensavate che non facciano? Già la prima volta che sono arrivato a Riano ho fatto una strada che mi dava il segnale di divieto. Però mi sono avventurato perché non sapevo come arrivarci. In quel tratto c’è stato un attimino un piccolo tratto. Sono entrato nel paese. Però poi mi sono subito ritrovato nella strada grande che mi ha portato al mare. Stamattina invece io speravo di fare quella strada. La prima volta ho fatto una strada che mi ha portato in un’altra. La prossima volta che devo arrivare a Riano magari faccio una terza strada. Vediamo, poi vi faccio sapere.

Ok ragazzi, va bene così. Vi ho condiviso questa situazione stamattina. Vi saluto. Io vi ho detto che tra poco faccio 4 ore e mezza e poi mi fermo alla stazione di servizio. So già dove posso mangiare, lavarmi e dormire. Ok? Vi abbraccio a tutti. Buona strada.

Autista

Risalendo per il secondo viaggio

Ragazzi, buongiorno, anzi, buonasera: sono le 19.20, il sole sta tramontando, quindi è giusto che sia una buonasera.

Allora, allora, allora, io sto risalendo. Sono diretto verso il Lazio per scaricare i divani che ho caricato poco fa da Matera. Il solito edificio e scarico al solito, ai soliti destinatari che sono molto competenti. Devo andare a Riano e poi due consegne a Viterbo, quindi una salita tranquilla. Spero che anche la discesa sia positiva, in modo tale che torni presto in Basilicata.

E’ martedì io ho già fatto un viaggio perché sono partito lunedì mattina alle 4, e non vi dico le  “bombe atomiche” che ci volevano per svegliarmi alle 2.30 lunedì mattina, vabbè, comunque sono partito alle 4 e mi sono diretto in provincia di Macerata per consegnare i legumi, quindi poi da lì ho caricato lì vicino delle lavatrici, non so cosa erano, e sono sceso. Stamattina, ho scaricato a Bari, quindi è stato un velocissimo viaggio durato un giorno, molto operativo su questa questione.

Questo è il primo video che faccio con il nuovo cellulare, scusate, con una funzione che mi permette di utilizzare sia la fotocamera frontale sia quella posteriore. Domani, al prossimo video, utilizzerò per fare il video flash.

Ok ragazzi, non ho da condividere nulla, a parte le notizie di questo viaggio. Per il momento non c’è nulla, è una bella serata, le temperature sono scese, quindi questo è positivo perché si dorme bene. Io, prima, non ho il tempo per dormire, quindi anche il pomeriggio dormo dalle 2 alle 4 e anche il pomeriggio si dorme senza poi alzarti con il sudore, quindi questo è già positivo. Anzi, la prossima volta devo ricordarmi di portare già il sacco a pelo per la notte, questa è la cosa che devo ricordarmi di fare.

Io sono partito alle 6, ora sono le 19, ho 3 ore e mezza di autonomia per guidare, quindi ho fatto le ore di guida della giornata e devo fermarmi. Quindi è una buona notte, starò dormendo. E’ un viaggio…io preferisco la notte che dormo e non viaggiare, tanto il giorno hai meno possibilità di addormentarmi ed essere stanco, e la notte con le luci, anche se dormi, non sei al 100%. Stanotte quindi starò dormendo. Mi sveglio domani mattina con le 7, devo stare a Riano, però ce la faccio tranquillamente, sono 150 km, quindi non è un problema.

La posizione di Riano la conosco, spero che non sia problematica, ma non credo che sia un problema arrivare a Riano.

Va bene ragazzi, ho chiesto a Ginevrino un weekend per farmi una breve vacanza. Quest’anno sta andando così, il prossimo anno farò una vacanza vera e propria.

Va bene, buon viaggio, buon lavoro a tutti.

Buona serata ragazzi. Vi abbraccio.

Autista

Dopo due anni e mezzo il cerchio si è chiuso

Il Fondo di Garanzia dell’INP è una tutela per i lavoratori in caso di insolvenza da parte del datore di lavoro. È uno strumento per i lavoratori subordinati che si trovano nella situazione di non aver ricevuto il pagamento di determinate spettanze a causa dell’insolvenza del datore di lavoro.

Esso ha il compito di assicurare il pagamento delle seguenti spettanze ai lavoratori:

  • trattamento di fine rapporto (TFR), compresi gli eventuali interessi;
  • ultime retribuzioni non percepite dal lavoratore (solitamente gli ultimi tre messi di stipendio).

Possono fare richiesta al Fondo di Garanzia i lavoratori subordinati che non abbiano ricevuto il TFR o le ultime retribuzioni a causa di una delle seguenti situazioni:

  1. Fallimento dell’azienda (o altre procedure concorsusali come concordato preventivo, amministrazione straordinaria, ecc);
  2. Cessazione dell’attività senza attivazione di procedure concorsuali, se il lavoratore dimostra di aver tentato di recuperare il credito senza successo.

Per accedere al Fondo, il lavoratore deve essere titolare di un credito per TFR o retribuzioni non pagate o dimostrare che il datore di lavoro è insolvente (attraverso sentenza di fallimento o altro titolo esecutivo).

La richiesta deve essere presentata all’INPS tramite:

  • portale online INPS con SPID, CIE o CNS;
  • patronati o consulenti del lavoro;
  • sede territoriale INPS di competenza.

Successivamente l’INPS verifica la documentazione e provvede al pagamento delle somme spettanti neei limiti preevisti dalla normativa. I tempi di erogazione possono variare, ma in genere si aggirano intorno a qualche mese dall’approvazione della domanda.

Queste informazioni le ho prese tramite internet ma erano in mia conoscenza, seppur in. modo molto generale, attraverso colleghi.

Dal 26 Aprile 2021 al 30 Ottobre 2022 ho lavorato come autista presso la “Essegi Transport di Scaltrito Ginevrino Alessandro” sita a Poggiorsini in provincia di Bari, un paese vicino Gravina in Puglia.

Dopo le mie prime due esperienze da camionista di tre mesi ciascuna, fatte in accompagnamento con un collega, decisi di fare il salto di qualità provando l’esperienza di guida in solitaria. Tramite internet trovai l’annuncio di Essegi Transport: dopo una prima chiamata andai ad incontrare il titolare in sede.

L’impatto fu molto positivo così, dopo aver rinunciato a proseguire con l’azienda di Policoro dove stavo lavorando, iniziai la mia prima esperienza di camionista vero e proprio, potendo guidare un camion completamente da solo facendo la linea nazionale.

Ginevrino, il titolare della Essegi Transport, mi aveva dato fiducia e mi permetteva di realizzare quello che volevo fare. Guidare in coppia con altri non era il mio sogno e non potevo imparare realmente il lavoro continuando stando con altri in cabina.

La mattina del 26 Aprile partivo da solo con un Iveco Stralis rosso, trasportando farina, da Poggiorsini verso la logistica MD di Trezzo sull’Adda. Ricordo perfettamente quel primo viaggio verso il nord dell’Italia: un ricordo bello ed emozionante.

L’esperienza con Ginevrino è stata bella. Con lui si era instaurato un rapporto di amicizia che andava oltre il lavoro: essendo quassi coetanei non si era creata quella relazione di capo e lavoratore. Da parte mia c’era comunque il rispetto nei suoi confronti senza mai superare il livello limite.

Potendo guidare da solo ero riuscito ad imparare tanto: come fare i parcheggi e posizionarmi sotto le ribalte, conoscere nuove strade, convivere e far fronte agli imprevisti e ai guasti meccanici, risolvere i problemi con gli scarichi e i carichi, le questioni con le forze dell’ordine.

Anche se la distanza tra Poggiorsini e Policoro non era poca, dovendola fare almeno due volte la settimana (il lunedì o la domenica sera per iniziare la settimana lavorativa e il venerdì pomeriggio o il sabato mattina per ritornarmene a casa) non c’era da parte mia nessuna intenzione di cambiare azienda. La paga era buona e avveniva regolarmente ogni fine mese. Fino al mese di Giugno 2022.

Dopo la morte del collega Rocco, tragicamente scomparso a causa di un incidente stradale vicino Barberino del Mugello sull’autostrada A1, le cose erano cambiate in azienda.

Non considerando i vari intoppi di organizzazione interna che erano aumentati vistosamente già in estate, quello che invece non consideravo legittimo erano i ritardi nel pagamento che da fine Giugno 2022 erano diventati una normalità.

Il giorno del pagamento non avveniva più regolarmente dal 25 al 27 di ogni mese ma poteva arrivare anche fino al 5/10 del mese successivo. Ogni fine mese diventava una sofferenza vedere l’accredito dello stipendio sul conto corrente e ogni fine mese dovevo quasi pregare Inida (la compagna di Ginevrino) o la segretaria per sapere se il bonifico era stato fatto o meno.

Con le scadenze che avevo a fine mese e le cose da pagare, anche un giorno di ritardo dell’accredito dello stipendio per me era un problema.

Ginevrino ovviamente non si faceva vedere ne sentire alla fine del mese e a Settembre, un pomeriggio, ricevo la sua chiamata. Con la scusa di chiedermi notizie sulla consegna di un viaggio a Bari mi parla, cercando di scusarsi, della situazione che tutti i suoi dipendenti stiamo affrontando. Mi promette, a fine chiamata, che le cose cambieranno a breve e tutto si risolverà.

A fine mese di Settembre, il giorno 30 però il bonifico dello stipendio non è ancora arrivato: le promesse di Ginevrino si rivelano nulle.

Siamo alla fine di Ottobre, mi trovo a Frosinone per scaricare della merce. Dopo i ripetuti messaggi a Inida per chiederli se il bonifico era stato fatto, con Martina al telefono abbiamo una discussione: questi ritardi mi portavano a un continuo stress e non lavoravo più con serenità e tranquillità.

E’ il 28 Ottobre del 2022, è un venerdì e il bonifico non è stato ancora fatto. Deve andar bene e me lo faranno il 31 Ottobre per vederlo accreditato il 3/4 Novembre: intollerabile questo ritardo e questa mancanza di rispetto. Decido di andarmene definitivamente. Il lunedì 30 Ottobre si farà festa per il ponte del 1° Novembre, occasione ideale per andare al CAF e inviare via PEC le dimissioni. 

Quel venerdì di fine Ottobre arrivo tardi al parcheggio, dal porto di Bari realizzo anche un video (https://youtu.be/EOE_WpfNOLE?feature=shared) per documentare e lasciare in memoria il mio ultimo viaggio con Ginevrino. Il lunedì sono al CAF per inviare le dimissioni in tronco per giusta causa. Queste partiranno il giorno dopo, il 1° Novembre.

Non ho voglia nemmeno di avvisare di quello che sto facendo, non ho voglia nemmeno di chiamarli per spiegare, gli invio un’email, una PEC, spiegandogli la mia decisione e allegando il licenziamento che intanto avevo fatto preparare dal CAF.

Da quel momento in poi non ho più sentito né rivisto Ginevrino, nemmeno un suo messaggio ho ricevuto. Questo lo immaginavo e immaginavo anche che ottenere quello che mi spettava economicamente (l’ultimo mese di lavoro e il TFR) sarebbe stata un’impresa. Per questo motivo mi affido ad un avvocato per seguire l’iter per avere, legalmente, le mie spettanze.

Avere avuto un atteggiamento “amichevole” e andar via in maniera più “normale” non sarebbe servito a nulla e mi avrebbe portato molto più tempo per avere i miei soldi con un punto interrogativo se mai gli avrei ottenuti perlomeno tutti. Questo modo amichevole è stato attuato dalla segretaria e difatti i miei dubbi si sono rivelati fondati.

Su suggerimento dell’avvocato mi affido alle vie legali per avere le mie spettanze e dopo due anni e mezzo finalmente il cerchio si è chiuso. 

Il 27 Febbraio viene accolta la mia domanda riguardo il TFR e un mese dopo, il 26 Marzo quella dei Crediti di Lavoro.

Ci sono voluti due anni e mezzo per vedermi accreditato quello che era mio.

In questo lungo periodo gli avvenimenti sono stati tanti tra cui il fallimento nel 2024 della Essegi Transport che era prevedibile per come stavano andando le vicissitudini da quel Giugno 2022. 

A Poggiorsini non sono più andato, non sono mai più passato davanti al parcheggio dei camion ma in giro ho ogni tanto rivisto i camion con la scritta Scaltrito. Ginevrino sta continuando a fare il titolare di autotrasporti, nonostante tutto, con una nuova società, in barba ai tanti debiti che ha accumulato. Purtroppo in Italia le cose vanno così.

Rimane comunque il ricordo di una bella e fruttuosa esperienza lavorativa con la Essegi Transport: 80 settimane trascorse imparando realmente il lavoro del camionista di linea guidando da solo.