Autista

Terminata l’avventura “di linea”

Dopo 1113 giorni, 523 aziende visitate per lo scarico e il carico, 5 aziende di trasporto in cui ho lavorato come autista, dopo 6 mesi di lavoro con il frigo, 6 mesi con il piano mobile e 24 mesi con la centina, il mio lavoro da camionista di linea finisce.

Ho deciso per un cambio radicale: lavoro giornaliero, economicamente “retribuito meno” ma con la bellezza di godermi il mio tempo e quello con la famiglia.


Era il 4 Ottobre 2020, era una domenica, partivo con mio zio da Tursi verso il Mercato Ortofrutticolo di Milano per il mio primo giorno da camionista di linea.

Il mio inizio è stato raccontato altre volte, è inutile riscriverlo.

Quella domenica di Ottobre per me era l’inizio di una nuova vita, lavorativa sopratutto ma anche di vita personale.

Molte abitudini che avevo avuto per 11 anni come venditore venivano stravolte, nulla sarebbe stato come prima. Iniziavo un lavoro completamente diverso, solo una cosa pensavo fosse simile, ovvero il guidare. A me piaceva guidare per cui il nuovo lavoro non mi spaventava.

Per 11 anni le mie giornate si erano svolte prettamente alla guida della mia auto per andare a trovare clienti e vendere i prodotti dell’azienda che rappresentavo. Da quella domenica di Ottobre le mie giornate si sarebbero svolte alla guida di un mezzo più grande per consegnare la merce che era nel semirimorchio che trainavo.

Questo era quello che immaginavo, quello che mi era stato raccontato, non sapevo quello che invece avrei scoperto i giorni, le settimane seguenti.

Non avevo mai svolto il lavoro del camionista quindi per i primi 6 mesi ho lavorato in coppia con 5 colleghi diversi che dovevano insegnarmi il nuovo lavoro.

Fortunatamente (o sfortunatamente) ho avuto questa opportunità di essere introdotto nel mondo del camionista attraverso la possibilità del guidare in coppia. Ho scoperto il mondo del camionista dagli occhi del “frigorista” e dopo 6 mesi ho voluto cambiare.

Il lavoro del frigorista non conosce le giornate in rosso sul calendario, la notte e il giorno non hanno differenza.

Avevo voglia di mettermi in gioco perché guidare in coppia oramai mi stava stretto: vivere 24 ore in uno spazio ristretto qual’era la cabina di un trattore stradale non era il massimo. E poi non stavo imparando nulla: i 5 colleghi che dovevano insegnarmi il mondo del camionista, a me completamente nuovo, si erano limitati a farmi guidare in autostrada o poco più.

Io volevo avere un camion tutto mio, essere da solo in cabina e gestirmi il lavoro autonomamente. E poi volevo cambiare genere: il lavoro con il frigo non mi piaceva.

Così mi misi alla ricerca di un’azienda che mi consentiva di fare l’esperienza in solitaria e che non avesse semirimorchi frigo.

La trovai. Si trovava a Poggiorsini, il titolare era quasi un mio coetaneo ed era un’azienda piccola. Ne rimasi soddisfatto dopo il primo colloquio così accettai di iniziare con lui.

Il primo giorno in cui sono partito dal parcheggio di Poggiorsini con un Iveco Stralis di colore rosso lo ricordo ancora bene e con molto piacere.

Dovevo andare al magazzino generale di MD di Trezzo sull’Adda. Feci la pausa delle 9 ore a Fiorenzuola all’Area di Servizio Adda Est.

Quando arrivai allo scarico feci le operazioni di registrazione senza nessun problema, la questione arrivò quando mi fu assegnato il numero della ribalta e dovetti posizionare il mio camion. Durante i 6 mesi di affiancamento non avevo mai fatto pratica nel posizionare il camion sotto ribalta e così mi trovai in serie difficoltà quando dovetti farlo io personalmente.

Non ci riuscii e chiesi l’aiuto di un collega, il quale con molta cortesia mi posizionò il camion e riuscii a scaricare la merce.

Già le operazioni di posizionamento sotto le ribalte per il mio primo viaggio di ritorno furono migliori. Il fatto di ritrovarmi solo nelle due aziende Fercam di Parma e Reggio Emilia e non avere fretta mi diede la possibilità di fare pratica e di riuscirci in qualche modo.

L’esperienza con Ginevrino si interruppe dopo un anno e mezzo perché stavano nascendo problemi di pagamento e decisi di abbandonare per non rimanere senza stipendio.

Una nuova azienda la trovai senza problemi: per la mancanza cronica di autisti, trovare lavoro come camionista non è mai un problema. Bisogna solo scegliere le aziende giuste.

Dopo Ginevrino trovai un’azienda calabrese che trasportava rifiuti, quindi cambiavo nuovamente genere di trasporto: questa volta il mio rimorchio era un piano mobile.

L’azienda era seria e mi dava la possibilità di parcheggiare il camion a Policoro, quindi non avevo nemmeno il problema di viaggiare per recarmi al parcheggio e iniziare la mia settimana lavorativa.

Anche qui, dopo 5 mesi, decisi di cambiare. Tornavo sempre il sabato mattina e il lunedì si ripartiva. il tempo per me e per la mia famiglia si riduceva a un giorno e mezzo. Stavo iniziando a non sopportare più questo stile di vita.

Volevo cambiare e così, tramite una collega che ci lavorava già, decisi di iniziare con un’azienda di Tito che faceva anche viaggi all’estero ma che permetteva di stare a casa dal venerdì pomeriggio e si ripartiva il lunedì successivo.

Dopo l’incontro con il titolare, in cui esposi esplicitamente come primo punto fondamentale il ritorno a casa il venerdì, ho iniziato in questa nuova azienda il 14 Aprile 2023.

Tutto molto bello all’inizio.

Ho avuto modo di fare viaggi in Francia, scoprire una nuova realtà, nuove usanze, nuove esperienze lavorative in una terra che non era italiana.

I primi mesi sono trascorsi benissimo. Seppur durante la settimana percorrevo oltre 3000 km, il venerdì pomeriggio/sera ero a casa. Potevo rilassarmi e godermi la famiglia due giorni a settimana.

I problemi sono iniziati dopo il mio ritorno dalle ferie estive.

Lo stare a casa il venerdì non era più scontato. Parlando con colleghi mi veniva messo in evidenza la paga “irrisoria” che percepivo rispetto al tipo di lavoro che facevo.

Non ci diedi troppo importanza ma una cosa era certa: in pensione non ci sarei andato facendo il camionista di linea. L’intenzione non era quella di lasciare completamente il lavoro del camionista, ma trovare una dimensione umana migliore.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata nell’ultimo mese e mi ha spinto a fare una scelta lavorativa radicale.

Negli ultimi 30 giorni il ritorno a casa è avvenuto sempre di sabato, una volta anche di domenica mattina. I km che percorrevo durante la settimana superavano i 3000 km, arrivando anche a 4000/4200 km.

La questione economica poi mi ha fatto decidere definitivamente di lasciare. Lasciare definitivamente il lavoro di linea per fare quello giornaliero.

A Policoro ho avuto modo di interfacciarmi con colleghi che lavorano o hanno lavorato con un’azienda, abbastanza grossa, di movimento terra. Ho deciso di parlare direttamente con il titolare della stessa, il quale mi ha dato la disponibilità lavorativa.

Percepire 400/500 euro in più a fine mese facendo il lavoro di linea non valgono il tempo che togli alla tua famiglia e sopratutto a te stesso.

I soldi non sono tutto, i soldi vanno e vengono. Il tempo passa e non torna più indietro.

Così l’11 Ottobre 2023 ho rassegnato le dimissioni e dopo 15 giorni la mia esperienza con l’azienda di Tito è terminata.

Inizierò un lavoro giornaliero: inizierò a lavorare alle 05.30/06.00 di mattina, finirò alle 17.30/18.00 di sera. Parcheggerò il camion nel parcheggio e tornerò a casa. Mi farò la doccia nel mio bagno, cenerò con la mia famiglia. Potrò dedicare del tempo ai miei figli, a mia moglie, a me stesso. Dormirò nel letto di casa mia.

Certo, percepirò uno stipendio minore rispetto al lavoro di camionista di linea ma ne godrò di più in altri ambiti. I soldi non sono tutto nella vita.

Quando cambi inizi da zero di nuovo e ancora una volta mi tocca ricominciare da zero.

Ma io ne sono abituato, non a caso il mio motto è: abituarsi a non abituarsi.