Autista, Personale

La mia borsa nera: compagna di ogni giorno

Ogni mattina, quando il cielo è ancora grigio e le strade deserte, dopo aver parcheggiato la mia auto, prendo la mia borsa nera, le chiavi del mio camion: ci salgo e lo accendo per farlo riscaldare dalla fredda nottata.

Il motore brontola piano mentre mi sistemo sul sedile; compilo un foglio per segnare i chilometri iniziali: a fine giornata, sullo stesso foglio, segnerò i chilometri percorsi, i luoghi visitati e i lavori svolti, apportandoci la mia firma. Rapportino giornaliero che consegnerò all’ufficio logistico.

Sistemo la mia borsa nera sul sedile del passeggero: è una borsa di tela rinforzata, robusta, acquistata su internet. Ha uno scompartimento centrale capiente e altri scompartimenti laterali per custodire tutto ciò che serve per affrontare la giornata.

Perfetto, questo è un incipit davvero evocativo! Posso aiutarti a proseguire il testo nello stesso stile narrativo. Ecco la continuazione coerente con quel tono:

La apro solo più tardi, quando il camion è fermo e la terra sotto le ruote è diventata fango, ghiaia o polvere, a seconda della stagione. All’interno, tutto ha un suo posto, come in una piccola casa che si smonta e si ricompone ogni giorno.

Quando arriva la pausa pranzo, non c’è ristorante, né bar: c’è la cabina del camion, il gradino del cassone o, se va bene, una panca di legno sotto un albero.
Dentro la borsa nera trova posto la borsa termica che al suo interno contiene: un panino, una pezzo di focaccia o una “proposta di mia moglie”, un frutto, qualche snack salato e una bottiglia d’acqua, due, sopratutto d’estate.

C’è il panino, preparato con cura la sera prima, avvolto nella carta stagnola. A volte salame e formaggio, altre volte prosciutto e insalata. Altri giorni c’è un spicchio di focaccia, magari diversa dalla solita margherita oppure un contenitore con del cibo pronto preparato la sera prima da mia moglie. Cibo semplice, concreto per “resistere” fino alla cena.

Ma la borsa nera non è solo per il pranzo. E’ una cassetta degli attrezzi personale, pensata per ogni imprevisto. Dentro ci sono i guanti di riserva, quelli che non si usano se non in caso d’emergenza. Una torcia con la lente leggermente graffiata, utile all’alba e nel crepuscolo, quando la luce non basta. Un giacca impermeabile per gli imprevisti metereologici.

Un piccolo coltello da utilizzare per. tagliare nastri o materiale da lavoro. e uno più piccolo che utilizzo per il cibo. Un power bank, ormai inseparabile. Il telefono è il suo ponte con il mondo: avere. la batteria scarica è impensabile.

La borsa nera è più di un oggetto. È una parte di me. Conosce la sua routine, i suoi bisogni, i suoi silenzi. Ogni mattina si chiude con un gesto secco e si riapre solo quando il lavoro lo permette.
È una compagna silenziosa, una testimone delle giornate, dei momenti rubati al caos.

La mia borsa nera, oltre a contenere panini, torce e guanti, nasconde anche un cuore tecnologico. Negli ultimi anni, è diventata non solo la compagna di lavoro, ma anche la valigia degli attrezzi digitali. Oltre a guidare camion, posare bitume e trasportare inerti, ho un’altra passione: raccontare quello che faccio e condividere esperienze.

Tra un carico e uno scarico, nei momenti di pausa o in quegli attimi sospesi in cui il cantiere tace, apro lo scomparto imbottito della mia borsa nera e tiro fuori il mio piccolo arsenale formato da:

  • Un tablet robusto, spesso ancora sporco di polvere, con la cover rigida e lo schermo segnato da dita callose. Serve per ascoltare Audible con i suoi libri digitali o podcast: compagni di viaggio nelle lunghe tratte.
  • Una GoPro, piccola ma potentissima, che si attacca al cruscotto, o dove mi piace posizionarla. Lei cattura inquadrature più vere da angolazioni particolari. Ogni tanto la utilizzo al posto del cellulare per creare video inquadrandomi in viso.
  • Un microfono a clip, perché la voce non deve perdersi tra i rombi dei mezzi.
  • Un paio di cuffie Bluetooth per poter parlare al telefono senza staccare le mani dal volante e distrarmi.
  • Un luce a led da utilizzare con il cellulare o la GoPro per fare luce in ambienti bui.
  • Una minuscola telecamera da utilizzare senza mani e da posizionare sul corpo per riprendere momenti salienti e da condividere.
  • Il porta cellulare con ventosa per poterlo posizionare sul vetro.
  • Un registratore portatile per registrare i miei pensieri, aneddoti, storie o intervistare velocemente un collega.
  •  E ovviamente, il cellulare, sempre in tasca, sempre carico (o collegato al power bank), che diventa telecamera, regia, editor e pubblicatore.

Ho imparato a usare la tecnologia come un altro attrezzo del mestiere, con la manualità iniziata fin dall’inizi della mia carriera da camionista. Ogni video caricato sul mio canale YouTube è un frammento di vita vera: niente filtri, niente copioni. Solo camion, lavoro e un pizzico di ironia.

Quando si lavora tra la terra e l’asfalto, nelle cave o tra la finitrice o la fesatrice, tra la pala o l’escavatore, servono forza, attenzione e pazienza. Ma serve anche un punto fermo, qualcosa che resta uguale ogni giorno.

La borsa del camionista è questo: una piccola casa in movimento, cucita di abitudini e necessità, pronta a seguire il suo padrone ovunque, sotto la pioggia, nel fango o al sole.

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